Spediporto, più investimenti nelle infrastrutture

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La Oliaro lancia il modello Obama come leva occupazionale

Nonostante un quadro generale a tinte fosche, in Italia i servizi alla merce, catalogati genericamente sotto la voce logistica, quotano oggi circa 200 miliardi di euro, rappresentando, a dati 2012, il 13% del PIL. Tra dipendenti diretti, indiretti ed indotto allargato, questi servizi danno lavoro ad 1 milione di persone. Ciononostante in Italia si continua ad ignorare colposamente l’importanza del settore della logistica  mentre in tutte le principali economie del mondo si scommette ed investe in infrastrutture, in economia del mare e logistica, per sostenere sviluppo ed occupazione.

L’allarme arriva dall’Assemblea annuale della Spediporto dove il presidente Roberta Oliaro non rinuncia ad elencare le performance negative della penisola nei principali indici internazionali. Come il 28° posto nella classifica dei 125 paesi analizzati dal Global Connedness Index, che misura la capacità di penetrazione commerciale di un paese rispetto ai mercati internazionali (18° posizione  in quella dei 38 paesi europei UE e non UE).

Eppure dal 2005 ad oggi l’Italia ha realizzato un totale di 14 riforme istituzionali o normative, riguardanti diversi settore dell’impresa: “ma nessuna – sottolinea la Oliaro – inerente il settore della logistica o del commercio transfrontaliero”. Una lacuna che secondo i vertici di Spediporto andrebbe colmata innanzitutto agendo su tre punti: semplificazione normativa, politica fiscale di sostegno, supporto alle politiche di investimento in infrastrutture, in grado di generare importanti leve occupazionali.

Su quest’ultimo tema non mancano esperienze di rilievo a livello internazionale. In America, ad esempio, Obama ha lanciato nel 2010 il “Bold Plan” che prevede investimenti per 50 miliardi di dollari, in sei anni, e la creazione di una National Infrastructure Bank. “Dati alla mano – spiega il presidente di Spediporto – gli ingenti investimenti, hanno portato ad una crescente riduzione della disoccupazione negli USA e ad una capacità di questo Paese a saper far fronte ad una crisi latente con una crescita del PIL del 2,2% nel 2012, ed un risparmio stimato per famiglia di oltre 6 mila dollari/anno”. Sulla stessa strada si stanno muovendo, d’altronde, anche i “Paesi Brics” e quelli  dell’Europa Centrale e dell’Est. L’incremento delle Private Participation in Infrastructure e delle Pubblic and Private partnership “hanno consentito a questi paesi di chiudere un 2012 con dati di crescita del PIL sensibilmente migliori al continente europeo”, continua la Oliaro. “Nel mondo che avanza e che progredisce stiamo dunque assistendo a politiche di governo orientate a fare non solo investimenti in infrastrutture ma anche a rimodellare, semplificandolo, il proprio quadro normativo di riferimento.  Occorre pensare a vere e proprie terapie d’urto, con la soppressione di tutto ciò che non è strettamente necessario per rispettare i dettami minimi europei, con la valorizzazione a tutti gli effetti delle certificazioni private o delle autocertificazioni. Le imprese e gli investitori hanno bisogno di certezza: certezza negli adempimenti, certezza nei tempi, certezza nei costi”.