Sono europei i dumpers della rottamazione navale

dumpers

Rapporto di NGO. Anche i traghetti ex Tirrenia sulle spiagge di Alang

Diminuisce del 24% la quota di navi commerciali demolite nei cantieri che operano direttamente sulle spiagge di India, Bangladesh e Pakistan. Sulle 1.213 unità di grosse dimensioni avviate a demolizione 645, rispetto alle 850 dell’anno scorso, sono finite sulle coste dell’Asia meridionale, dove insufficienti standard ambientali e di sicurezza sul lavoro garantiscono agli armatori migliori condizioni economiche. È quanto emerge da un report di NGO Shipbreaking Platform, insieme di organizzazioni che lottano contro le pratiche pericolose e velenose nell’attività di rottamazione, secondo cui circa il 40% di queste navi, contenenti spesso materiali tossici come amianto, metalli pesanti e PCB, sono di proprietà europea. Su un totale di 372 imbarcazioni del vecchio continente circa due terzi sono finite sulle spiagge di Alang, Chittagong o Gadani. A guidare questa classifica poco virtuosa grosse compagnie greche e tedesche come Danaos, Euroseas, Conti, Hapag-Lloyd e Leonhardt & Blumberg che raggiungono circa l’80% del totale. Spicca anche la presenza di MSC con ben 9 navi scaricate in India. Il regolamento europeo sul riciclo delle navi in via di approvazione, sottolinea NGO, “non permetterà più alle navi registrate nell’Ue di essere smantellate in cantieri non approvati e non conformi ai requisiti stabiliti dalla legge”. In realtà, sarà possibile aggirare la normativa attraverso un opportuno cambio di bandiera. “55 navi che avevano bandiera europea – spiega l’organizzazione – hanno cambiato registro poco prima di essere vendute per la rottamazione”. È il caso, ad esempio, dei traghetti Clodia, Flaminia e Nomentana della ex Tirrenia, passati sotto le insegne  di Saint Kitts and Navis poco prima di essere demoliti ad Alang (India) con le nuove denominazioni di Clodiar, New York e Nomt. “Il cambio di bandiera è sempre stato un modo conveniente per gli armatori che vogliono raggirare le regole. NGO ha  da tempo chiesto alla UE di introdurre un incentivo economico per promuovere il riciclaggio pulito e sicuro, perchè un regolamento che si basa soltanto sulla volontà di registrarsi con una bandiera europea non avrà nessun impatto” afferma il presidente dell’associazione Patrizia Heidegger. Tra le compagnie più virtuose figurano invece Grieg e Höegh Autoliners (proprietari norvegesi) e Canada Streamship Lines (CSL) e Royal Dutch Boskalis che hanno deciso di rottamare le loro navi soltanto nei paesi OCSE. A metà del guado si colloca Maersk. Il principale player mondiale è stato tra i primi a sviluppare polizze per il riciclaggio “sostenibile”. Tuttavia nel 2013 ha venduto tre navi alla greca Diana Shipping che ha continuato ad usare sotto noleggio fino allo spiaggiamento. Un metodo che NGO individua tra i più diffusi “per evadere dalle responsabilità”.