Riforma portuale, la posizione di Regioni e Comuni

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Audizioni parlamentari per Anci e Conferenza delle Regioni

Possibilità di riscossione dei canoni concessori per i porti regionali a gestione diretta. Salvaguardia del ruolo delle regioni nelle procedure riguardanti gli appalti. Inserimento dei porti di Cagliari, Portovesme, Oristano, Porto Torres e Arbatax nella disciplina speciale delle zone franche. Sono alcune delle richieste contenute in un documento della Conferenza delle Regioni presentato alla Commissione Lavori pubblici del Senato da Sergio Vetrella, coordinatore della Commissione Trasporti degli enti regionali della penisola. “Occorre – ha spiegato Vetrella, assessore ai Trasporti della Campania – una riforma che tenga conto del diverso contesto economico e sociale intervenuto nei vent’anni trascorsi dall’approvazione dell’attuale normativa. Bisogna lavorare per una reale autonomia finanziaria dei porti, razionalizzando il sistema delle autonomie portuali e tenendo conto delle necessità di una maggiore integrazione tra la normativa di ambito portuale e quella in fase di revisione concernente la disciplina sugli interporti e le piattaforme logistiche”. Vetrella, nel corso dell’audizione parlamentare sulla riforma portuale, ha sottolineato l’esigenza di un intervento legislativo che coniughi le istanze della sentenza Leipzig-Halle con la finanziabilità di opere essenziali di interconnessione con nodi e corridoi, ad esempio percorso ultimo miglio. “Le Regioni valutano positivamente la semplificazione e la velocizzazione procedurale rispetto alle operazioni mercantili e alle opere di dragaggio, così come guardano con favore all’estensione dei poteri delle autorità portuali”. Opportuno però snellire l’iter dei piani regolatori portuali, distinguendo tra porti di seconda e terza classe e lasciando alla facoltà delle Regioni la normazione in materia di piani regolatori relativi ai porti regionali. “ E’sicuramente apprezzabile – sottolinea Vetrella – l’apertura alla polifunzionalità dei porti, ma occorre un raccordo automatico tra le progettualità contenute nei piani regolatori portuali e l’allegato infrastrutture del DEF”. Sul demanio marittimo, infine, via libera a “crescenti interventi di natura privatistica, adeguatamente disciplinati, attraverso un sistema concessorio prospettivo e lungimirante”. L’intervento di Vetrella segue di poco quello di Alessandro Cosimi, sindaco di Livorno e rappresentante dell’Anci. “Servono regole definite per una programmazione che sia efficace sul territorio – ha detto Cosimi al termine dell’incontro – al fine di definire bene il rapporto tra Comuni e Autorità portuale. Il quadro della materia muta con grande rapidità e le autorità portuali saranno investite presto da una direttiva o regolamento europeo. Poi c’è tutta la partita legata al disegno di legge Delrio sulle città metropolitane, al cui interno troveranno spazio anche le città sedi di porti”. Da qui la richiesta di una cabina di regia dove i sindaci devono sedere con pari dignità istituzionale. “Non dobbiamo dimenticare – ha aggiunto Cosimi – che il Titolo V della Costituzione ci assegna un ruolo. Questo non vuol dire voler nominare l’autorità portuale vogliamo ma discutere, ognuno per le proprie funzioni e prerogative, non di chi comanda ma di come far funzionare i nostri porti”.