Rapporto Infrastrutture e Competitività 2013, quattro i nodi strategici

Rapporto-2013

La crescita dei traffici marittimi non sarebbe di beneficio al solo settore portuale, ma costituirebbe un importante volano per la crescita della nostra presenza nei mercati dell’intera area europea. Nasce da qui la necessità di “strategie” trasportistiche in grado di contendere, innanzitutto, la leadership del trading mondiale delle merci appannaggio del Nord Europa. In che modo? Puntando su “4 nodi strategici”. Quelli proposti dal Rapporto Infrastrutture e Competitività  2013 delle Fondazioni Astrid, Italiadecide e ResPublica, presentato a Roma presso l’Auletta dei Gruppi della Camera dei Deputati. Un poker di temi, dunque: la partecipazione dei privati al finanziamento delle opere pubbliche; la valutazione delle politiche pubbliche in materia di infrastrutturazione; la fase propedeutica all’aggiudicazione delle opere pubbliche; lo sviluppo dei porti e la crescita dei traffici e dei commerci.

Per quanto concerne il primo punto la ricerca evidenzia un’indubbia evoluzione della normativa. Tuttavia l’introduzione nel nostro ordinamento dei “project bond” e di importanti misure di incentivazione e defiscalizzazione non sembrano registrare risultati significativi. “Mancano ancora – è scritto nel rapporto – una buona parte delle misure di attuazione, ma soprattutto pesano alcuni ritardi strutturali del nostro sistema: l’eccessivo rischio regolatorio e amministrativo, l’inadeguatezza tecnica di molte stazioni appaltanti, la complessità delle procedure decisionali e la sovrapposizione di competenze e responsabilità, la debolezza del modello centrale di supporto alle amministrazioni che intendono intraprendere un’operazione di partenariato cui si aggiunge, nella presente congiuntura, il prolungarsi della crisi finanziaria”.

Nel capitolo dedicato alla valutazione delle politiche pubbliche in materia di infrastrutturazione del Paese e di contratti pubblici, la ricerca mette in luce il carattere “antiquato” della visione proceduralistica che rischia di “produrre, invece che risultati, ulteriori procedure”. Da qui l’accento posto sullo strumento degli standard, delle griglie e delle procedure di valutazione ex post delle norme che il legislatore vara e che il Governo promuove: strumenti essenziali per non operare “al buio”.

Altro tema, la “fase propedeutica” alla aggiudicazione delle opere pubbliche, viene sviluppato nel rapporto annuale in due direzioni. La prima riguarda criteri di valutazione ex ante dei progetti e di comparazione fra le alternative, al fine di radicare l’individuazione delle priorità e la gerarchizzazione degli interventi in un terreno più stabile, fatto di dati oggettivi e di scenari di domanda. La seconda direzione riguarda l’adeguatezza degli strumenti che consentono di collocare queste scelte in una programmazione di più ampia portata, che abbracci i flussi di merci e persone e le vocazioni dei territori in una visione non settoriale e non emergenziale. “Si tratta – secondo la ricerca – di valorizzare pienamente quanto in materia trasportistica é stato realizzato a livello europeo con il lavoro sulle reti (e i nodi) TEN-T”.

Sul tema dello sviluppo portuale, infine, è necessario fare di necessità virtù e affidarsi “ad infrastruttre esistenti, gia finanziate e/o disponibili entro l’orizzonte temporale del 2018”.