Quanto sono affidabili i dati sui porti italiani?

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Assoporti in polemica con Eurostat. Merlo:“Dati vecchi e sbagliati”

Il rapporto Eurostat sulla portualità continentale non è piaciuto ad Assoporti. Dai dati 2012 elaborati dall’Ufficio statistico dell’Ue emergerebbe una realtà che penalizza eccessivamente il sistema marittimo italiano. E rilancia, dopo le dichiarazioni del presidente dell’Ap di Genova (“vorrei sapere quanto costa e da chi viene pagato uno studio che oltre essere datato è clamorosamente sbagliato”), la vecchia questione sull’affidabilità delle statistiche relative alle merci movimentate dai porti italiani. La mancanza di uniformità tra le cifre fornite dalle Ap e raccolte da Assoporti e quelle dell’Istat, parte italiana delle rivelazioni Eurostat, è d’altro canto, nota da tempo (Eurostat non tiene conto delle tare dei contenitori e dei rotabili). La discrepanza tra l’una e l’altra “fonte”, in alcuni casi, notevole. La “Pinocchio rank”, tabella messa annualmente a punto dall’ing. Luca Antonellini, Responsabile dell’Area Pianificazione e Sviluppo dell’Autorità portuale di Ravenna, ne da un esempio lampante in modo semplice: affiancando cioè le due serie di dati e calcolando il relativo scostamento. Se per realtà come Venezia, Cagliari ,Taranto e Savona lo scarto, dell’ordine del 5%, risulta ammissibile, in altre situazioni le perplessità (grandi) sono più che lecite. Al porto di Salerno, ad esempio, Assoporti assegna nel 2012 10.173 tonnellate di merci contro le 5.519 dell’Istat, con una scarto dell’84,3% (-4.654 tonnellate in valore assoluto): discorso simile per Catania (-79%), Napoli (-57,1%; -7.283 tonnellate) e Livorno (-33,65). Differenze troppo pronunciate per non suscitare dubbi. Anche perché le statistiche Eurostat (la cui elaborazione è certo troppo lenta) sono usate dalla Commissione europea per individuare i criteri per l’individuazione dei core node della Rete Ten-T. “Nel 2013 – ha spiegato Assoporti – il traffico container è cresciuto del 5,7% nei porti italiani, quello dei passeggeri su navi da crociera del 5,1% avvicinandosi al record storico, i terminal di transhipment container sono in forte sviluppo (dal più 12% di Cagliari al più 14% di Gioia Tauro),  e, dulcis in fundo,  il porto di Trieste occupa la decima posizione nella top-ten europea”. Di più. Per l’associazione dei porti italiani “le carte geografiche prodotte da Eurostat non hanno un senso economico”. Specie se associate a un Paese come l’Italia  che “ha storicamente un’offerta portuale diversificata rispetto agli altri paesi europei”. Una difesa d’ufficio per la portualità italiana, cui si è aggiunta anche Federagenti (“bisogna tener conto della parcellizzazione dei nostri porti causa la natura orografica del nostro paese”), che rischia di mettere in ombra i dati più interessanti pubblicati da Eurostat sui primi due trimestri del 2013. E cioè la riconferma di una tendenza alla polarizzazione dei traffici. La crescita della movimentazione merce finora elaborata dall’Ufficio (+8% container, +9,8% Ro-ro, +2,8% dry bulk) è intercettata da meno della metà dei paesi dell’Ue. E se i porti che ne beneficiano sono i soliti noti del Northern Range, a livello complessivo l’Italia ha registrato le migliori performance con Olanda, Spagna e UK. Motivo di più per intervenire sui deficit competitivi degli scali della penisola.

G.Grande