Quanto inquina il porto di Napoli?

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Presentati i risulatti di un’indagine sulla qualità dell’aria

Ad un certo punto il Vice Sindaco di Napoli, Raffaele Del Giudice, ha voluto ribadire il concetto. “Il tavolo tecnico tra Comune, Ap e Capitaneria è un’inversione di tendenza da registrare”. Non risolutiva, certo. Ad ogni modo, “una buona pratica di collaborazione verso la tutela ambientale”. D’altro canto, la conferenza stampa convocata per la presentazione dei risultati sulla campagna di monitoraggio dei livelli di inquinamento atmosferico nel porto di Napoli, ha rispecchiato il clima tipico delle recenti vicende che riguardano lo scalo partenopeo. Un’oscillazione, non sempre disinteressata,  tra le (molte) criticità che frenano il “motore economico della regione” e le iniziative concrete intraprese per contrastarne il declino.
Cominciamo, allora, dalla parte piena del bicchiere.
Intanto, il Commissario straordinario Antonio Basile ha annunciato la firma della delibera (n.308/2016) per il bando di gara per i lavori di dragaggio. “Finalizziamo un percorso condotto in questi anni non senza difficoltà e polemiche. Siamo il primo porto in area SIN (Sito di interesse Nazionale, ndr) che centra l’obiettivo. Entro il marzo 2017 dovrebbero partire i lavori per i quali sono a disposizione finanziamenti per 37 milioni di euro”.
I risultati, poi, della campagna sulla qualità dell’aria in area portuale condotta nel periodo gennaio-maggio dalla società Orion. Iniziativa che fa il paio con una prima indagine condotta nel 2012 in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Industriale della Federico II e ripresa con l’estensione anche al Dipartimento di ingegneria Chimica del Politecnico di Napoli. Ne emerge, ad una prima lettura, un quadro abbastanza rassicurante. I livelli di Pm10 sono risultati in linea con le rilevazioni condotte su altre zone cittadine. Stesso discorso per Benzene, No2 e So2, “in generale al di sotto dei limiti annuali”. “In particolare – questi i risultati della ricerca – per il  benzene in 36 dei 40 punti monitorati i valori risultano inferiori al limite annuale, nei restanti 4 il valore massimo è stato rilevato nei pressi di via Marina”. Illustrate anche modalità e obiettivi delle misurazioni sperimentali condotte per determinare l’impatto del rumore sull’area portuale e zone limitrofe. Dati raccolti nei pressi della Stazione Marittima e negli ex Magazzini Generali che contribuiranno in futuro alla creazione di un “modello numerico previsionale”.
Basta per chiudere le polemiche sul porto come “principale responsabile” dell’inquinamento in città? Non proprio.
In realtà, considerando il bicchiere mezzo vuoto, i dati prodotti, non possono quantificare l’impatto delle attività marittime sull’inquinamento della città. Si limitano al periodo invernale e come emerge dalla stessa indagine condotta dai dipartimenti universitari le misure effettuate in giugno indicano un aumento delle concentrazioni di polveri associato all’aumento del livello di traffico delle navi. Per ottenere risposte soddisfacenti, ha spiegato Del Giudice, servirebbe uno “studio di impatto ambientale del porto”. Con costi, sembra, al momento non sostenibili. “Nell’ambito delle iniziative promosse dal ministero dell’Ambiente il Comune ha chiesto misure per aumentare le capacità di analisi ma ad oggi non sono arrivati i segnali auspicati”, denuncia il Vice Sindaco. Lo stesso coinvolgimento dell’Arpac, che potrebbe mettere a disposizione i propri mezzi di rilevamento, appare di difficile realizzazione.
Resta, a dispetto dell’incompletezza delle indicazioni scientifiche e delle difficoltà burocratiche, la stretta cooperazione tra Comune e Ap. Una comunità d’intenti non scontata, considerate le frizioni del passato. “Non basta la nostra azione,” sottolinea Basile che sollecita una stretta collaborazione tra i diversi enti. “Quello che sin qui abbiamo fatto ci consente di affermare che il percorso è avviato, che abbiamo individuato le metodologie e gli strumenti. Il nostro obiettivo è estendere l’arco di tempo in cui effettuare le indagini per ottenere dati completi e che ci possano aiutare a definire una strategia di interventi efficace”.
Tra queste rientra senz’altro l’ordinanza emanata lo scorso gennaio che obbliga tutte le navi a ridurre la presenza di zolfo nei motori prima di entrare nello scalo. Per i progetti futuri – piano ambientale del porto, efficientamento energetico, sviluppo dei traffici ferroviari – bisogna ancora spettare.

G.Grande