Porto di Napoli, emergenza lavoro

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Situazione critica per Culp ed ex Ferport. La difficile situazione dei dipendenti dell’Ap

Lo sciopero generale della portualità italiana (80% l’adesione registrata dai sindacati) ha riproposto la questione del lavoro sulle banchine chiamando il governo ad una maggiore attenzione per un settore strategico dell’economia nazionale. Una situazione di criticità, alimentata senza dubbio dalla crisi dei traffici, che sta investendo importanti realtà dello scalo partenopeo. Tra queste la Culp, la cooperativa che riunisce gli ex lavoratori portuali, alle prese con una consistente riduzione della richiesta di lavoro da parte delle imprese. Unico soggetto di lavoro temporaneo previsto dalla legge portuale (art.17 della 84/94) l’ex Compagnia portuale è tra le aziende più penalizzate dalla congiuntura economica iniziata nel 2008, vero e proprio anello debole della filiera portuale che vede a rischio il futuro dei suoi dipendenti. “A distanza di un mese dall’ultimo sciopero che ha bloccato lo scalo portando all’arresto di 4 persone successivamente rilasciate – conferma Gennaro Imperato segretario Fit Cisl Portuali – attendiamo un incontro con gli imprenditori, così come previsto anche dal POT. L’obiettivo è superare il forte squilibrio tra gli organici delle imprese e quello dell’art.17”. Dal 2010, in effetti,  la Culp si è sottoposta ad una pesante cura dimagrante che ha portato i dipendenti da 111 agli attuali 77. Un percorso, caratterizzato da un notevole sforzo “culturale” per adeguarsi alle nuove condizioni operative (si passava dal monopolio del lavoro portuale all’impiego a chiamata) che sembra essersi inceppato, chiamando in causa le stesse ragioni della normativa. “Negli anni addietro – continua Imperato – la politica delle assunzioni all’interno delle imprese non è stata coordinata in considerazione del fatto che all’interno del porto operasse la Culp. Le imprese hanno sempre espresso la volontà di reclutare i lavoratori, ma in realtà non c’è molta disponibilità a chiamare: in taluni casi è addirittura nulla”. Altro nervo scoperto è il destino sospeso della Ferport, società per le manovre ferroviarie nel porto. L’azienda, dopo un lungo tira e molla, ha evitato il fallimento con l’acquisizione da parte di Servizi ISE. A distanza di un anno, tuttavia, non è riuscita ad acquisire traffico mentre attende dal mese di giugno risposta dall’Ap ad un progetto che prevede l’autorizzazione ad operare ex art.16 (operazioni portuali e servizi portuali). Risultato, a dispetto di tutti i proclami sull’importanza della intermodalità e i vantaggi del trasporto su ferro: cassa integrazione dal mese di gennaio per i suoi 14 lavoratori. Infine, la situazione dei dipendenti dell’Ap sui cui pende la spada di Damocle del decreto legge 78/2010, provvedimento che li inserisce tra i soggetti del pubblico impiego nonostante il contratto di tipo privatistico, con conseguente obbligo di restituzione dal mese prossimo di tutti  gli aumenti contrattuali pervenuti dal 2010 ad oggi. L’ A.p di Napoli, in attesa dell’esito del ricorso avanzato al Consiglio di Stato, non ha applicati i tagli stipendiali: il Presidente Dassatti attraverso delle delibere ha scelto la strada che attribuisce ad ogni dipendente quanto trattenere nel caso in cui le parti ricorrenti risultino soccombenti. “E’ assolutamente necessario  - conclude Imperato – dare una soluzione definitiva nella direzione più volte indicata dalle OO.SS e da Assoporti inserendo una norma all’interno del Decreto del Fare 2 o della Legge di Stabilità che escluda le A.P. dall’elenco Istat”.