Porti e litorali. La riqualificazione al tempo della crisi

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Convegno dell’Anci. A raffronto quattro città portuali

Quattro modelli di sviluppo. Quattro risposte alla riqualificazione di porti e litorali al tempo della crisi. Civitavecchia, Cagliari, Savona e Rimini hanno illustrato le loro esperienze nel corso del convegno “Attività portuali e sviluppo costiero: complementari o alternativi alla riqualificazione urbana?”, organizzato dalla Fondazione Patrimonio dell’Anci nell’ambito di Eire 2013.

Si comincia con Civitavecchia, città in cui la sinergia tra Comune e Autorità portuali ha sortito effetti anche dal punto di vista occupazionale. Il segreto? “Una politica di sviluppo razionalizzata – spiega Pasqualino Monti, presidente dell’Ap – che non solo tenga conto delle esigenze della città, ma sia in grado di trasferire a quella stessa città il potenziale di ricchezza rappresentato dalla presenza del porto”. I risultati parlano chiaro: 4,5 milioni e mezzo di passeggeri  ogni anno, tra crocieristi e fruitori delle autostrade del mare. Numeri importanti che insieme alla valorizzazione delle risorse culturali e architettoniche si sono tradotti in 1.200 posti di lavoro creati negli ultimi mesi. “Stiamo demolendo le recinzioni che dividono i waterfront della città e del porto, stiamo costruendo un oceanario con partner privati, ci sono 9 milioni di euro disponibili per la creazione di un grande centro servizi e al contempo – continua Monti – potenziamo la nostra rete commerciale”.

“Riqualificare il litorale per riqualificare l’intera città” è anche il motto del Comune di Cagliari. L’assessore ai lavori pubblici della città, Luisa Anna Marras, lo considera punto di partenza per una nuova immagine della città, basata “sul concetto di smart city e sull’assunto fondamentale di una stretta collaborazione con tutti i livelli istituzionali, per sviluppare la ricettività alberghiera della città e aprire all’approdo delle navi da crociera”. Proprio in quest’ambito “si inserisce la volontà di riqualificare il litorale del quartiere sant’Elia, che per anni è stato tra quelli più degradati di Cagliari e che invece possiede forti potenzialità”.

Una strada diversa è quella seguita dal Comune di Savona, che in poco tempo si è trasformata da centro industriale in città a vocazione turistica. “La fine dell’Italsider e l’arrivo di Costa Crociere hanno trasformato la struttura sociale del territorio”, rivela il sindaco Federico Berruti. Una rivoluzione che ha fatto sì che il tema della riqualificazione urbanistica “non si è posto in termini di aggiornamento di strumenti normativi già utilizzati, quanto nell’utilizzo di nuovi percorsi”. Ad iniziare dal piano regolatore (Puc) approvato due anni fa e che per Berruti deve fare il paio con “un dialogo proficuo con tutti i potenziali investitori, non in un’ottica di dirigismo ma di collaborazione contrattata”.

A credere nella collaborazione con il privato è Rimini, città che ha costruito il suo benessere economico sul turismo balneare e si riorganizza per tenere conto dei cambiamenti del mercato. Una sfida affrontata con un approccio rinnovato. Attraverso un’agenzia chiamata a gestire l’attuazione del piano strategico comunale, espressione dell’intero territorio. “Finora la logica seguita era quella di indire dei bandi di concorso generici e poi cercare le condizioni economiche di fattibilità. Tutto questo – ha spiegato il Filippo Boschi in rappresentanza dell’Agenzia – determinava un iter sfinente e spesso inconcludente”. L’amministrazione riminese ha invece invertito questo approccio: “Ci siamo impegnati prima a costruire la condivisione delle risorse e dei contenuti finanziari e legislativi per poi aprire ai bandi. Siamo convinti che questo ci consentirà di assicurare certezza di tempi e di costi”.