Pirateria, livello minimo negli ultimi cinque anni

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Drastica riduzione degli attacchi. Ora però preoccupa il golfo di Guinea

Con 297 navi attaccate il 2012 registra il livello più basso di pirateria marittima degli ultimi cinque anni. Una drastica riduzione cui fa contraltare la recrudescenza del fenomeno nell’area del Golfo di Guinea, protagonista a breve di un’iniziativa da parte dell’Ue. Sono i dati principali del bilancio annuale sulla pirateria, resi noti da International Maritime Bureau e International Chamber of Commerce.

Con 150 attacchi le coste africane, nel loro complesso, si confermano l’area più calda del mondo. Globalmente sono state 174 le navi abbordate di cui 28 dirottate e altrettante fatte bersaglio di armi da fuoco. Positivo il trend sul numero delle persone prese in ostaggio, scese da 802 nel 2011 a 585 nel 2012.

In Somalia e nel Golfo di Aden si sono segnalati “solo” 75 attacchi rispetto ai 237 del 2011, pari al 25% del totale mondiale. Secondo IMB i risultato è da addebitare alla presenza militare messa in campo dalla comunità internazionale anche se il fenomeno rimane radicato considerando, ad esempio, i 104 ostaggi su otto nave e i 23 a terra ancora in mano alle bande di predoni del Corno d’Africa.

Fenomeno in crescita, invece, nel Golfo di Guinea dove la pirateria si caratterizza per una particolare violenza e modalità differenti rispetto all’area somala: 58 attacchi, 10 navi sequestrate e 207 ostaggi. In aumento gli attacchi nelle acque della Nigeria (27 attacchi rispetto ai 10 del 2011), del Togo (da 5 a 15) e Costa D’Avorio (da 1 a 5); unica eccezione il Benin, con due soli attacchi rispetto ai venti dell’anno precedente.

Nel Sud Est asiatico preoccupa la situazione dell’Indonesia che con 73 abbordaggi registra l’ennesimo aumento dal 2009.