Pirateria, l’Italia dice si alle guardie private a bordo

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Pubblicato il regolamento per l’utilizzo di contractors

Entrerà in vigore il prossimo 13 aprile l’atteso regolamento sull’utilizzo delle guardie giurate a bordo delle navi mercantili. La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto 28 dicembre 2012 n.266 allinea il nostro Paese a Spagna, Gran Bretagna e Germania venendo incontro alle pressioni di Confitarma, favorevole all’allargamento ai “contractors” della normativa del 2011 che stabiliva la presenza a bordo di personale militare (NMP – Nuclei Militari di Protezione) nelle zone a rischio pirateria. Il Decreto, in 11 articoli, stabilisce “le modalità per l’acquisto, l’imbarco, lo sbarco, il porto, il trasporto e l’utilizzo delle armi e del relativo munizionamento, nonché i rapporti tra le guardie giurate e il comandante della nave”. Obbligo anche di un “corso di addestramento specifico”, coordinato dal  Ministero  dell’Interno, avvalendosi della collaborazione del Ministero  della  Difesa  e  del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per le procedure di sicurezza e comunicazione. Ogni squadra sarà composta da un minimo di quattro membri.

Nel corso del 2012, stima il bilancio annuale della Marina Militare italiana, 15 nuclei del reggimento San Marco sono stati addestrati per assicurare la presenza continuativa di almeno dieci di essi in zona d’operazioni. Con 125 missioni effettuate “è stato soddisfatto oltre l’80% delle richieste di scorta avanzate dagli armatori nazionali, nonostante le difficoltà tecniche e logistiche poste dalla mancanza di accordi con i Paesi rivieraschi”. Dal 2005 al 2012 i pirati somali hanno attaccato ben 41 navi italiane, di cui 4 sono state sequestrate.

Ricco il business della protezione armata per le navi. Nel solo Oceano Indiano, ha calcolato una ricerca australiana (“Pirates and Privateers: Managing the Indian Ocean’s Private Security Boom”), sono attivi circa 2.700 contractors. Due in sostanza le modalità operative offerte alle compagnie. La scorta in convogli e, appunto, la presenza a bordo di team di 3-6 unità, composte, in genere, da ex militari (in maggioranza inglesi e statunitensi). Ma i servizi si stanno specializzando sempre di più garantendo anche il supporto per la formazione del personale di bordo, la preparazione e la costruzione delle cittadelle (locali resi inaccessibili in grado di ospitare l’equipaggio in caso di attacco), la creazione di agenzie “just in time” per il reclutamento delle guardie.