Pinocchio rank, ma quanta merce passa dai porti italiani?

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I dati di Istat e Assoporti per il 2011 divergono, spesso di molto

Sono affidabili i dati sulla movimentazione merci nei porti italiani? La pubblicazione, quasi contemporanea, del Rapporto annuale 2011 sull’attività della Autorità portuali da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e l’aggiornamento 2011 delle statistiche dei trasporti marittimi dell’Istat, rilancia il problema dell’uniformità delle rilevazioni. Una discrepanza, tra le cifre di Assoporti e quelli dell’Istituto nazionale di statistica, nota tra gli addetti ai lavori e, in parte, giustificabile con le diverse modalità di raccolta ed elaborazione dei dati. Ma fino a che punto “fidarsi” dell’una o dell’altra fonte quando lo scostamento supera oscillazioni che nessun modello matematico riterrebbe “accettabile”? È la domanda che suscita la “pinocchio rank” pubblicata dall’ingegner Luca Antonellini. Responsabile dell’Area Pianificazione e Sviluppo dell’Autorità portuale di Ravenna, Antonellini non ha fatto altro che affiancare le cifre attribuite ai singoli porti, calcolando il relativo scostamento. E se per realtà come Gioia Tauro, Venezia, Savona, Cagliari si registra uno scarto, tutto sommato ammissibile, dell’ordine del 10%, i casi dei porti al vertice della classifica non possono non destare perplessità. Al porto di Bari, ad esempio, Assoporti assegna 7.533 tonnellate di merci contro le 3.796 dell’Istat, con uno scarto del 98,4% (-3.737 tonnellate in valore assoluto): discorso simile per Salerno (-95,1%), Catania (-90,7%), Napoli (-43,3%) e Livorno (-39,5%). Semplice curiosità statistica? Non tanto. “Fino ad alcuni anni fa – spiega Antonellini – quando ancora il settore portuale riceveva fondi dal MIT o dallo stato i dati di Assoporti erano utilizzati anche per una ripartizione delle risorse. Fin qui nulla di male se tali informazioni fossero state realistiche. Ma se non lo fossero state?”. A ingarbugliare di più le cose il fatto che il dato Istat, a sua volta, va a comporre la parte italiana delle statistiche Eurostat. “Le stesse – ricorda Antonellini – usate dalla Commissione europea per individuare i criteri quantitativi per l’individuazione dei core node della Rete Transeuropea dei Trasporti (Ten-T)”. Il Ministero, a questo punto, dovrebbe fare una scelta: “uniformare i criteri di raccolta ed elaborazione dei dati statistici del traffico o, in alternativa, utilizzare per ciascun impiego solo i dati Istat, magari sollecitando l’Istituto ad una più celere elaborazione degli stessi ed ad una frequenza maggiore della loro pubblicazione”.