Pappalardo (Federagenti): “Ecco dove la Ue non ha fallito”

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L’Unione europea cresce sul mare

L’industria dei trasporti marittimi in Europa produce un fatturato di 145 miliardi di euro, con un’occupazione di 2,3 milioni di addetti e un gettito fiscale pari a 41 miliardi. Ogni milione di euro di contributo dell’industria marittima alla formazione del Pil ne produce 1,6 indotti in altre attività nell’Unione europea. Questi i risultati  di un interessante studio condotto, su commissione di Ecsa (European shipowner association), da Oxford Economics. Uno studio che, letto con attenzione, evidenzia – secondo Federagenti, associazione che tutela gli interessi delle navi che approdano nei porti italiani – tre elementi importantissimi di riflessione sull’importanza strategica delle attività marittime. Il primo è relativo a un trend in controtendenza. Nell’Europa della crisi, la flotta mercantile cresce e crescono tutte le attività indotte con l’effetto di una sempre maggiore incidenza sul Pil continentale. Il secondo elemento è relativo alle cause di questo fenomeno tanto in controtendenza da vedere ancora la flotta della Grecia (paese che maggiormente ha subito l’impatto della crisi e del rigore comunitario) in posizione di assoluta leadership: il trend positivo è sostanzialmente provocato – come evidenza Michele Pappalardo, presidente di Federagenti – da politiche fiscali mirate a favorirne la crescita e comunque applicate con il fine prioritario di garantire alla flotta e all’industria marittima una capacità concorrenziale sui mercati internazionali. Il terzo elemento è relativo all’effetto volano delle attività marittime, in grado di innescare un effetto moltiplicatore unico, e dar vita – sottolinea ancora il presidente della Federazione degli agenti marittimi – a una positiva reazione a catena sia per quanto attiene la ricchezza prodotta, sia per quanto concerne l’occupazione. Reazione che diventa ancora più consistente prendendo in considerazione l’intera catena logistica. Fra il 2005 e il 2014 le flotte europee sono cresciute di oltre il 70%, e i paesi Ue controllano oltre il 40% della flotta mondiale con un peso specifico rilevante nei trasporti petroliferi e nel trasporto container. All’inizio di quest’anno, il 2014, la flotta dei paesi membri dell’Unione (comprendente sia le navi battenti bandiera europea sia quelle controllate da interessi europei, ma immatricolate sotto altri registri marittimi) contava su 23.000 unità per una portata complessiva di 430 milioni di tonnellate e una stazza di 660 milioni. “Dati questi – conclude Pappalardo – che sarebbe suicida passare sotto silenzio. Dati che dovrebbero fare riflettere anche sulle conseguenze di un rigore indiscriminato, specie se posto a confronto con le conseguenze positive di una politica di crescita che può e dovrebbe produrre risultati ancora più rilevanti. Ecco dove la Ue non ha fallito”.