Quattro esemplari di orca nell’avamporto di Genova

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Aggiornamento della comunità scientifica e dell’ISPRA per conto del Ministero dell’Ambiente

 Genova, 18 dicembre 2019 – Ieri mattina la Capitaneria di Porto di Genova ha indetto una riunione di coordinamento e aggiornamento sulla presenza dei quattro esemplari di orca nell’avamporto di Genova Prà, che ha visto la partecipazione di tutta la comunità scientifica cetologica genovese e non, che dal 1 dicembre si è attivata per il monitoraggio di questo eccezionale e prolungato evento.

Erano presenti rappresentanti di Università di Genova, attiva in collaborazione anche con Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Università di Pisa, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta (Centro di Referenza Nazionale per le Indagini Diagnostiche sui Mammiferi marini spiaggiati – C.Re.Di.Ma), Istituto Tethys, Acquario di Genova, Fondazione Acquario di Genova Onlus, Whalewatch Genova Golfo Paradiso, Associazione Menkab e documentaristi della società Artescienza. Alla riunione erano presenti anche, in collegamento da Roma, ricercatori dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Ente pubblico di ricerca di riferimento per il Ministero dell’Ambiente.

L’analisi delle informazioni disponibili ha portato i partecipanti a condividere la decisione che la soluzione migliore per la salvaguardia delle quattro orche sia di continuare a garantire loro la massima tranquillità possibile, evitando interventi e mantenendo la validità dell’ordinanza emanata dalla Capitaneria di Porto di Genova per limitare l’interferenza tra l’attività di navigazione e la presenza delle orche.

Altre tipologie di intervento valutate attentamente nel corso della mattinata e nei giorni passati, anche confrontandosi con i massimi esperti di orche a livello internazionale, quali il “richiamo” delle orche al largo utilizzando suoni della stessa specie e invitandole quindi a lasciare l’area di permanenza, non sono state ritenute necessarie ma anzi rischierebbero di creare livelli di stress maggiori a questi esemplari di una specie marina protetta.

Le orche hanno ripetutamente dimostrato di avere autonomia di movimento e di non avere impedimenti fisici ad allontanarsi dall’imboccatura del porto, come dimostrano i loro temporanei spostamenti su base ormai quotidiana che negli ultimi giorni si sono allungati, sia come durata media sia come distanza percorsa in mare aperto. Pertanto sembra essere loro precisa scelta tornare all’interno dell’area antistante il bacino portuale. La motivazione di questa permanenza non è certa: potrebbe essere legata alla morte del cucciolo di cui ancora non è stato trovato il corpo, o allo stato precario di salute di un altro membro del gruppo.

Tramite controlli effettuati quotidianamente con mezzi navali e aerei, la Capitaneria di Porto è attiva, nell’ambito delle attività di istituto, nella ricerca del corpo del cucciolo dalla cui analisi potranno derivare importanti informazioni sulle cause della morte dello stesso e sul gruppo di animali, così come sottolineato dal Responsabile del C.Re.Di.Ma..

Nel corso della riunione si è anche deciso di continuare il monitoraggio degli esemplari senza in alcun modo arrecare disturbo agli stessi e evitando metodi invasivi.

Il monitoraggio continuerà anche da terra per garantire la massima continuità possibile nella raccolta degli stessi dati da parte di tutti gli istituti coinvolti.

Un’importante volontà comune emersa nella riunione è non solo la raccolta di tutti i dati scientifici grazie al contributo, alla strumentazione e alla competenza di ogni istituto, ma anche la messa in rete di questi dati attraverso la creazione di una piattaforma che possa costituire un patrimonio comune di dati disponibili a tutti i soggetti scientifici e alle istituzioni in relazione a questo evento eccezionale.

È proprio grazie alla condivisione dei dati con svariati gruppi di ricerca che lavorano in diversi paesi che ieri è stato possibile identificare i quattro esemplari. Tramite le immagini scattate da Menkab e Artescienza, infatti, l’associazione irlandese Orca Guardians ha potuto verificare che i quattro esemplari presenti a Genova sono stati infatti avvistati nove volte tra il 2014 e il 2017 nelle acque dell’Islanda occidentale.

Questa mattina intorno alle ore 11.30 i quattro esemplari, dopo essere usciti dall’area genovese sono stati avvistati di fronte al porto di Vado in direzione ponente. Il team di ricercatori e la Capitaneria di Porto continueranno il monitoraggio per verificare se si tratta di uno spostamento definitivo o temporaneo.