Oceano Indiano, aumentano le tragedie del mare

Rohingya refugees

Nel 2012 cinquecento rifugiati dispersi,emergenza per i Rohingya

Non solo pirateria. L’Oceano Indiano sta diventando anche uno dei tratti di mare più letali al mondo per coloro che fuggono dal loro Paese. La denuncia arriva dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR): quasi 500 le vittime nel 2012 a seguito di avarie o ribaltamenti. Un bilancio ancora provvisorio che registra 13mila persone salpate su imbarcazioni di trafficanti l’anno scorso e già diverse migliaia di casi in questo scorcio di 2013.

A preoccupare, in particolare, la situazione nel golfo del Bengala con l’esodo della popolazione di etnia Rohingya provenienti dallo stato birmano di Rakhine o dai campi per rifugiati o accampamenti del Bangladesh. Si tratta per la maggior parte di uomini, ma sempre più informazioni parlano di donne e bambini stipati su imbarcazioni spesso malmesse che viaggiano verso sud.

“Nell’ultimo episodio, che risale solo a una settimana fa, circa 90 persone – spiega l’UNHCR – sarebbero morte di sete e di fame durante un viaggio durato quasi due mesi. Lo scorso fine settimana la marina dello Sri Lanka ha soccorso oltre 30 persone sopravvissute a questa tragedia al largo delle coste orientali del paese”.

La violenza tra comunità nello stato di Rakhine – nell’ovest del Myanmar – è esplosa lo scorso giugno. Da allora circa 115mila persone – in maggioranza di etnia rohingya – sono state costrette ad abbandonare le loro case. In gran parte sono rimaste sfollate all’interno dello stato, ma molte sono ricorse ai trafficanti per lasciare il paese. Negli ultimi mesi circa 1.700 persone sono approdate sulle coste meridionali della Thailandia, dove il governo ha garantito loro 6 mesi di protezione temporanea finché non saranno individuate soluzioni. Per valutare la loro situazione, intanto, team di operatori dell’UNHCR sono impegnati in colloqui con gli uomini – trattenuti in strutture detentive – e con donne e bambini, che invece si trovano in alloggi governativi.  Altre circa 1.800 persone inoltre sono arrivate in Malesia dall’inizio dell’anno.

L’Alto Commissariato riconosce la dimensione regionale degli spostamenti irregolari via mare di rifugiati, richiedenti asilo e migranti. E ha chiesto ripetutamente un partnership regionale in gardo di offrire ai rifugiati “un’alternativa a traversate marittime pericolose e basate sullo sfruttamento”.

“Il ripetersi di queste tragedie del mare dimostra la necessità di risposte regionali coordinate alle emergenze e al soccorso in mare. L’Agenzia esorta pertanto gli Stati ad aderire ai protocolli per lo sbarco sicuro e rapido dei passeggeri soccorsi e per la fornitura di assistenza umanitaria urgente”.

Per contribuire a far progredire tale processo l’Onu sta facilitando discussioni tra i governi interessati e le organizzazioni internazionali, in vista di un incontro regionale sugli spostamenti irregolari via mare che si terrà il mese prossimo a Jakarta.