Navi tossiche, triplicate le demolizioni italiane in Asia

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NGO: aumenta del 75% la presenza europea in India, Bangladesh e Pakistan  

È aumentato del 75% il numero di navi europee contenenti materiali tossici destinate nel 2012 alla demolizione sulle spiagge dell’Asia meridionale. India, Bangladesh e Pakistan le tradizionali mete delle 365 unità dismesse che nel 65% dei casi battevano bandiera di comodo (Panama, Liberia, Bahamas) per aggirare le norme Ue sullo smantellamento delle unità navali in impianti conformi. Il dossier di NGO Shipbreaking Platform – organizzazione globale che riunisce associazioni per la difesa dell’ambiente, dei diritti umani e dei lavoratori – registra una clamorosa impennata dei casi di violazione della Convenzione di Basilea sui movimenti transfrontalieri dei rifiuti pericolosi che dal 1992 regolamenta le attività di demolizione del naviglio.

In un quadro internazionale in cui si è ripreso a demolire le imbarcazioni più vecchie, anche come reazione all’accesso di tonnellaggio registrato negli ultimi anni, sono i greci a guidare la classifica dei “dumper” 2012: 167 navi, quasi la metà del totale. Seguono Germania (48 navi), Regno Unito (30), Norvegia (23), Cipro (13), Bulgaria (8), Danimarca (6) e Paesi Bassi (5). Tutti, ad eccezione di Olanda e Norvegia, con un numero di demolizioni superiori al 2011. E l’Italia? Il nostro Paese ha di fatto registrato un +300% rispetto ai 9 casi dell’anno precedente: 27 unità appartenenti a Grimaldi Napoli, Ca.Fi.Ma., Ignazio Messina, Bogazzi, Strade blu, Polaris  e Siba, per un tonnellaggio complessivo che supera le 247 mila tonnellate. Peggio solo la Svizzera che con la sola MSC è passata da 5 a 23 navi (oltre 295 mila tonnellate complessive).

“Le compagnie di navigazione europee – denuncia Patrizia Heidegger, responsabile di NGO – continuano a trarre profitto dalle demolizioni a basso costo e senza sicurezza sulle spiagge dell’Asia meridionale. L’Ue dovrebbe adottare meccanismi per impedire l’esportazione di navi tossiche nei paesi in via di sviluppo favorendo pratiche che rispettino la legislazione sulla salute, la sicurezza e l’ambiente”.

Il riferimento è alla collaborazione che l’associazione sta portando avanti con il Parlamento europeo. L’obiettivo è l’introduzione di un meccanismo di incentivazione, da finanziare con un fondo pagato dagli armatori, in grado di favorire lo smaltimento compatibile dei materiali pericolosi per tutte le navi a fine ciclo che arrivano nei porti europei. Una norma, non introdotta nella proposta per il riciclaggio delle navi del marzo 2012, avversata in modo particolare da Cipro, Germania e Grecia.

G.Grande