Nasce il primo marchio di logistica sostenibile

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Un protocollo privato frutto della ricerca pluriennale dell’associazione SosLog sulle sfide e le opportunità della logistica sostenibile che ha preso forma attraverso la collaborazione con Lloyd’s Register con l’intento dichiarato di supportare gli operatori logistici, le aziende manifatturiere e gli operatori della grande distribuzione nel loro percorso di innovazione e sviluppo sostenibile. I processi di logistica e supply chain vengono ancora oggi indicati come processi a forte impatto ambientale, economico e sociale. Impatti che, se trascurati, rischiano di vanificare gli sforzi profusi per abbattere l’impronta ecologica e gli effetti economico-sociali di molti prodotti e servizi che vengono consumati quotidianamente. Il protocollo introduce, per la prima volta nei processi di logistica e supply chain, anche il tema della sostenibilità economica e sociale perchè sono sempre più evidenti i rischi di comportamenti e modalità degenerative su molti processi di trasporto, movimentazione, magazzinaggio e distribuzione, conseguenza di una pressione al ribasso sui prezzi non più sostenibile e frutto di una percezione errata del valore della logistica e del suo contributo all’industria manifatturiera e per ciò che attiene ai nuovi modelli di consumo e di e-commerce. Il protocollo nasce allora come strumento con cui le aziende potranno sviluppare un proprio modello di sostenibilità perseguendo nel tempo obiettivi strutturati e adeguati al proprio livello di consapevolezza e necessità. Un percorso personalizzato che permetterà di calare il tema della sostenibilità ambientale, sociale ed economica nella propria organizzazione attraverso una guida predefinita e riconosciuta. Il protocollo è ovviamente un percorso volontario: l’azienda da una parte non è obbligata a norme cogenti e dall’altra può vantare l’impegno nel perseguire un obiettivo di sviluppo sostenibile quale elemento differenziante con i propri competitor e valorizzante per i propri clienti diretti ed indiretti. Un esempio tangibile per evitare l’autoreferenzialità dei risultati, sempre più sbandierata nelle pratiche di greenwashing, e che per di più sarà riconosciuto da Lloyd’s Register oltre i confini nazionali. Il protocollo per la logistica sostenibile garantisce l’adattamento ai nuovi standard GRI e ISO integrandone i principi e la nuova struttura metodologica offrendo vantaggi concreti, sia dal punto di vista dello sviluppo del modello e delle relative attività di implementazione, sia per ciò che riguarda le attività di audit. Le aziende in questo modo si preparano già alla transizione ai nuovi schemi certificativi. L’adesione al protocollo rappresenterà una chiara oggettivazione del proprio impegno di sostenibilità, come leva commerciale, promozionale e di cambio culturale, attraverso un marchio che potrà essere esposto ufficialmente sui propri mezzi, gli asset, i prodotti e su tutto il materiale promozionale. Un supporto che faciliterà tutti i portatori di interesse nella valutazione della coerenza tra quanto viene dichiarato e quanto viene effettivamente fatto nei confronti della sostenibilità da parte delle imprese. “Abbiamo raccolto oltre 10 anni di casi aziendali e lavorato per molti mesi insieme ad operatori nazionali ed internazionali” – ha commentato Daniele Testi, Presidente di SosLog – “per arrivare a sintetizzare un modello sulla base di 21 sfide di logistica sostenibile che riteniamo siano oggi la base teorica per oggettivare l’impegno degli operatori coinvolti a vario titolo nella supply chain. Siamo di fronte ad una sfida fondamentale per il futuro delle attività economiche dove, non solo l’ambiente ma anche l’uomo con il suo lavoro e l’impresa con la sua motivata ricerca di profitto, devono ritrovare un nuovo equilibrio. Il protocollo di logistica sostenibile, nasce in Italia e per la prima volta unisce tutti questi fattori alzando l’asticella verso una definizione di sostenibilità come leva per innovare, essere più efficienti e quindi più competitivi. Sappiamo che sarà un percorso complesso e molto lungo che potrà essere velocizzato solo se crescerà una nuova cultura nel consumatore finale che potrà riconoscere e valorizzare la differenza di un prodotto o servizio, non solo in base alla provenienza o alla modalità di produzione, ma anche considerando il processo logistico che ne ha determinato il ciclo di vita; dall’approvvigionamento al suo auspicabile riciclo o riuso finale.” Per Elena Cervasio, Sustainability and Customized Assurance Senior Manager di Lloyd’s Register  “il lavoro in concerto tra Lloyd’s e l’associazione è stato fondamentale per offrire alle aziende uno strumento di autoanalisi e confronto, allineato a tutte le iniziative internazionali”. “L’emanazione da parte delle Nazioni Unite dei 17 target per lo sviluppo sostenibile conferma come il tema della corporate social responsibility sia assolutamente attuale nonché condizione che deve permeare tutti i settori ed interessare tutti i soggetti, da chi produce, chi trasporta, fino al consumatore finale al quale devono essere offerte soluzioni chiare, trasparenti e riconoscibili per scelte di consumo responsabili. Il protocollo di logistica sostenibile ha proprio questo obbiettivo: dare concretezza e trasparenza a tutti gli attori coinvolti lungo la filiera”.