Liberalizzazione cabotaggio marittimo, impatto modesto ma positivo

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Da Bruxelles nuove linee guida per il settore

L’abolizione delle barriere all’accesso ai mercati del cabotaggio marittimo ha avuto un impatto complessivo modesto ma positivo, promuovendo l’ammodernamento delle flotte nazionali esposte ad un maggiore rischio concorrenza e garantendo un quadro giuridico per i contratti di servizio pubblico (CSP) e gli obblighi di servizio pubblico (OSP). Permangono le difficoltà sui collegamenti di scarso interesse commerciale con le isole dove la mancanza di concorrenza determina costi più elevati. Sono le principali conclusioni del quinto rapporto sull’attuazione del regolamento sulla liberalizzazione del settore (n. 3577/92) presentato dalla Commissione europea. Nato con l’obiettivo di creare un mercato interno per la prestazione di servizi marittimi, il progressivo processo di liberalizzazione, iniziato a partire dal 1999, ha dovuto fare i conti, secondo i dati raccolti da Bruxelles, con le caratteristiche proprie del settore. Ad eccezione delle rotte di grande interesse commerciale (le linee tra Francia e Corsica, ad esempio), il volume modesto dei traffici e la mancanza di vantaggi competitivi da parte della modalità marittima in alcune aree geografiche (come nel caso delle navi impiegate nell’Europa settentrionale, che spesso devono essere resistenti al ghiaccio) hanno frenato in modo rilevante l’interesse degli armatori a penetrare nei mercati di altri Stati. All’esercizio diretto si è preferita, piuttosto,  l’acquisizione di quote (anche maggioritarie, come nel caso del Gruppo Grimaldi con Greek Minoan Lines) di compagnie di armatori nazionali. Dopo la notevole flessione dei traffici registrata nel 2008 il rapporto evidenzia che, come negli anni precedenti, i più grandi mercato per il traffico cargo sono quelli del Regno Unito e della Spagna, ognuno con circa 80 milioni di tonnellate all’anno, seguiti da quello dell’Italia con circa 60 milioni di tonnellate; per quanto riguarda i passeggeri, la Grecia presenta il maggior volume di traffico con 60 milioni di passeggeri all’anno seguita dall’Italia con 40 milioni di passeggeri. Il mercato interno dei servizi di trasporto marittimo – ha sottolineato il vicepresidente della Commissione Europea, Siim Kallas – è importante per i risultati dell’economia europea e per la qualità della vita e la prosperità delle regioni marittime. Le autorità degli Stati membri hanno bisogno di regole chiare su come garantire collegamenti adeguati con le isole e le regioni periferiche che dipendono in grande misura dal trasporto marittimo”. Un’esigenza cui la Commissione, sulla scorta del rapporto, ha risposto con la presentazione di una nuova interpretazione del regolamento che fornisce indirizzi sul campo di applicazione, sulle procedure di aggiudicazione dei contratti e sulle norme relative agli equipaggi. Tra le novità principali, la possibilità di allungare i contratti di servizio da 6 a 12 anni, per favorire maggiori investimenti da parte degli armatori.