Lavoro marittimo, più flessibilità nel rilascio dei visti

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Shipping, denuncia dell’ISF: “Sempre più difficile scendere a terra”

Il diritto dei marittimi impegnati su rotte internazionali a scendere a terra senza visto è sancito a livello internazionale da varie convenzioni, la principale delle quali è la Facilitation Maritime Traffic (FAL). Visitare gli Stati Uniti o l’Australia, durante le soste in porto, tuttavia, sta diventando sempre più difficile. Così come in Brasile, Singapore e Sud Africa. Nella stessa area Schengen dell’Ue intoppi burocratici e ritardi nelle comunicazioni (le autorizzazioni previste arrivano quando le navi sono già salpate) contribuiscono a negare un diritto che, in via principio, è riconosciuto da tutti gli stati europei.

Conseguenza delle misure sulla sicurezza introdotte nelle varie legislazioni nazionali dopo l’11 settembre (quando non di leggi più restrittive in materia di immigrazione clandestina) la problematica sarà discussa il prossimo aprile in sede Imo, su iniziativa dell’International Shipping Federation (ISF), il sindacato dei datori di lavoro marittimo mondiale, nell’ambito della revisione della stessa Convenzione FAL. Al centro del dibattito la volontà di alcuni stati di riservarsi la scelta di rendere necessaria, in alcuni casi, l’obbligo dell’autorizzazione al “congedo di terra”. Un tentativo, secondo l’ISF, di affossare definitivamente un principio inscritto nella stessa fattispecie del lavoro marittimo (si pensi solo alle cosiddette navi “giramondo” che toccano per brevissimi periodi porti in ogni angolo del globo).

La proposta di compromesso della Federazione riguarderà, in particolare, una “recommended practice”. La messa a punto, sostanzialmente, di un meccanismo di “prenotazione” del visto da effettuare quando la nave è ancora in navigazione verso il porto di approdo. “Una scelta – sottolinea Natalie Shaw dell’ISF – in linea anche con la convenzione ILO 185 in grado di superare l’attuale impasse su una situazione critica per lavoratori e compagnie”.