Lavoro marittimo, il Senato ratifica la convenzione ILO

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Ora tocca alla Camera, tempo fino al 20 Agosto. Abolito anche l’articolo segregazionista del 1939

Via libera del Senato alla ratifica della convenzione ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) sul lavoro marittimo (disegno di legge n.589). La Convenzione, adottata il 23 febbraio 2006, si proporne l’obiettivo, attraverso l’adozione di “global standard” che figurano in 68 convenzioni o raccomandazioni in materia di lavoro marittimo adottate dall’ILO dal 1920 ad oggi, di promuovere condizioni di vita e di lavoro più dignitose per la gente di mare, oltre che condizioni più eque di concorrenza per gli operatori e i proprietari delle navi. Per Francesco Russo (Pd), relatore del procedimento, “fissare regole internazionali che valgono per tutti è l’unica strada per porre un freno a quel dumping sociale, a quella straordinaria differenza tra le condizioni di lavoro nel Nord e nel Sud del mondo, tra i Paesi più ricchi e quelli emergenti, che distorce l’economia mondiale e causa ogni giorno tragedie piccole e grandi”.

Nel corso dei lavori le Commissioni riunite hanno soppresso la normativa (art.4) relativa ai lavoratori extracomunitari non residenti nell’Unione europea che prevedeva l’applicazione della legge regolatrice del contratto di arruolamento, in analogia a quanto disposto per i marittimi italiani e comunitari. In questo modo si è mantenuta in vigore la normativa attuale, in cui il rapporto di lavoro è regolato dalla legge scelta dalle parti. “L’approvazione dell’emendamento – spiega Russo – non diminuisce le garanzie nei confronti dei lavoratori marittimi, che già trovano altre forme di tutela, ma evita la perdita di competitività della marina mercantile italiana”. Abrogato anche l’articolo 36 della legge n.1045 del 1939 che stabiliva un regime di   separazione rigido sulle navi per le persone di colore.

Ora toccherà alla Camera dei deputati concludere l’iter parlamentare in tempo utile per consentire la ratifica entro il termine del 20 agosto. In mancanza di certificazioni che attestino la conformità delle navi ai requisiti previsti gli armatori italiani potrebbero rischiare il fermo amministrativo da parte delle autorità dei Paesi di scalo che hanno già ratificato la Convenzione. “Considerato che il mercato globale del trasporto marittimo risente di per sé, fortemente, delle difformità nelle regole applicabili da parte delle autorità di regolazione in ciascun Paese – conclude Russo –  a fronte di questo rischio gli operatori delle attività di commercio internazionale potrebbero considerare preferibile orientarsi su vettori di altri Stati”.