Jolly Nero, resoconto dell’incidente

jolly nero

L’intervento alla Camera del ministro dei Trasporti Lupi

Alle ore 23 di ieri sera nel corso della manovra di uscita dal porto di Genova, la nave portacontainer Jolly Nero della società armatrice Messina, urtava la struttura portante della torre di controllo del traffico marittimo portuale ove ha sede il sistema di controllo radar gestito da personale del corpo delle Capitanerie di porto e la stazione radio della locale corporazione dei piloti del porto.

L’urto ha causato il crollo della parte sommitale della struttura nello specchio acqueo antistante e sulla banchina portuale in prossimità della quale aveva sede la torre. Sulla base delle informazioni pervenute, al momento dell’incidente erano presenti nella torre di controllo 13 persone: dieci militari del corpo delle Capitanerie di Porto, un pilota, un operatore radio della locale corporazione piloti del porto ed un operatore radio della societa’ affidataria del servizio di rimorchio portuale.

A seguito delle operazioni di soccorso, immediatamente attivate, risultavano accertati, nelle prime fasi dei soccorsi, tre morti, tutti tra i militari del corpo delle Capitanerie di Porto e della corporazione piloti del porto. Sulla base degli aggiornamenti successivamente pervenuti risultano, purtroppo, aver perso la vita anche altre due persone tra militari della Capitaneria di porto e personale civile della corporazione piloti e della societa’ di rimorchio portuale, con un bilancio che, al momento, è di sette deceduti, quattro feriti e due ancora dispersi.

A seguito del crollo si sono interrotte le comunicazioni radio e telefoniche della direzione marittima di Genova, ove ha sede il centro regionale di coordinamento del soccorso (1^ maritime rescue sub center), ruolo che, pertanto, è stato svolto avvalendosi degli apparati radio e di comunicazione della Capitaneria di porto di Savona, quale centro di coordinamento alternato. Nel corso della notte e per tutta la mattinata di oggi sono proseguite le operazioni di ricerca dei dispersi sia nello specchio acqueo portuale che nell’area di banchina interessata dal crollo.

Il dispositivo di soccorso ha visto l’impiego, oltre a due mezzi aerei della Guardia Costiera, di cinque mezzi nautici e degli operatori dei nuclei subacquei di Genova e Napoli della Guardia Costiera mentre in banchina hanno operato, in stretto coordinamento, sanitari del servizio 118, vigili del fuoco e forze dell’ordine.

Il mercantile che ha causato il sinistro è stato posto sotto sequestro dall’autorità giudiziaria. Per l’accertamento della dinamica dell’accaduto e delle responsabilità correlate, oltre all’indagine penale, è in corso anche un’inchiesta tecnica condotta da esperti dell’organismo investigativo d’indagine sui sinistri marittimi che opera alle dirette dipendenze del titolare del dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Quanto al mercantile che ha causato il crollo della struttura, si tratta della portacontainer Jolly Nero, che ieri sera era in manovra per uscire dal porto di Genova, diretta a Napoli, per far poi rotta verso una serie di scali portuali del nord Africa e del sud della Spagna. La nave fa parte della flotta della società armatrice “Ignazio Messina & c”, che ha sede a Genova, composta da 14 navi di proprietà e bandiera italiana, più alcune altre noleggiate, tutte specializzate nel settore della movimentazione di container. La Jolly Nero, realizzata nel 1975, ha una stazza lorda di 40.594 tonnellate e una lunghezza di circa 240 metri la parte poppiera presenta un’imponente sovrastruttura che ha impattato contro la torre di controllo.

La torre di controllo, realizzata alla metà degli anni ’90, era alta 50 metri, e ospitava la sala di controllo alla quota di 40 metri e apparati di radiocomunicazione alla sommità. Essa si componeva di un fusto cilindrico in cui erano inseriti i collegamenti verticali (ascensore e scala metallica di sicurezza), un vano tecnico e, nella parte più alta, una struttura di forma semicircolare su due livelli. Al suo interno era ubicata la zona operativa vera e propria, con al primo livello i locali e le apparecchiature di supporto e al secondo la strumentazione e gli apparati di comunicazione e controllo per effettuare le diverse operazioni di monitoraggio e gestione del traffico marittimo portuale. In particolare, la sala controllo era provvista di impianti radio vhf per l’ascolto simultaneo dei canali di soccorso e di quelli utilizzati per il traffico portuale, di impianti telex e fax, di una stazione meteo oceanografica automatica e dei dispositivi per l’identificazione remota di tutti i vettori commerciali a.i.s. (automatic identification system) e per la copertura radio dell’intera area portuale.

La struttura crollata era parte di un edificio articolato su due fabbricati distinti, realizzati in acqua su pali di fondazione, destinati ad alloggi per il personale del corpo delle capitanerie e dei servizi portuali.

La disciplina locale delle operazioni di ingresso ed uscita delle navi e’ oggetto delle norme del codice della navigazione e delle ordinanze della locale autorità’ marittima.
In particolare si rileva che il servizio di pilotaggio, per le unità mercantili della tipologia della nave coinvolta, e’ obbligatorio fermo restando che, per il codice della navigazione, il pilota a bordo assume il ruolo e le responsabilità di un consulente tecnico per la manovra, della quale e’, comunque e in ultima analisi, responsabile, in via esclusiva, il comandante della nave. Questi può tuttavia sempre provare che il sinistro e’ stato causato dalle errate indicazioni rese dal pilota.

Quanto al servizio di rimorchio portuale, esso e’ facoltativo e la scelta e’ demandata al comandante della nave, anche in funzione delle condizioni meteorologiche al momento della manovra e sulla base del parere del pilota del porto, una volta che questi sia salito a bordo.
Nell’incidente occorso, benché risulti che due rimorchiatori operassero in ausilio alla manovra della nave Jolly Nero, alla quale erano collegati mediante appositi cavi di rimorchio. Si deve ancora accertare se detti mezzi fossero solo disponibili sotto bordo o già collegati da cavi di rimorchio con la nave assistita.

In base a quanto si è potuto apprendere nel corso della riunione di questa mattina dai soggetti rappresentativi delle diverse componenti delle attività marittime e portuali non si è ovviamente ancora in grado di stabilire la o le cause del disastro. Non si possono escludere allo stato diverse ragioni del sinistro quali: possibili avarie di propulsione della nave, eventuali problemi ai cavi di trazione dei rimorchiatori, eventuali difetti di accosto e/o di velocità della manovra effettuata. Formulo, comunque, l’impegno di comunicare tempestivamente le conclusioni dell’indagine amministrativa in corso.