India, è boom per i porti minori

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Movimentano il 40% delle merci, New Dehli li sovvenziona

I 180 porti “minori” dell’India, sotto la giurisdizione dei governi provinciali o statali, stanno crescendo ad un ritmo superiore ai 13 porti “maggiori” (Kolkata, Haldia, Paradip, Vizag, Ennore, Chennai, Tuticorin, Cochin, Mangalore, Mormugoa, Mumbai, Nhava Sheva e Kandla) gestiti dal governo federale. Merito, soprattutto, degli investimenti stranieri e privati degli ultimi anni, favoriti da regolamenti più elastici in materia di concessioni e tariffe, che li hanno portati a movimentare circa il 40% dei traffici marittimi del Paese. A confermarlo i dati resi noti da New Delhi nel periodo annuale aprile 2011 – marzo 2012 che registrano un +3% (911,7 milioni di tonnellate) rispetto all’anno precedente: i porti “regionali” (+11,5%) hanno compensato la flessione dell’1,7% (560,15 milioni di tonnellate) degli scali “federali”. Trend confermato anche nel periodo aprile-settembre 2012, con un contributo alla crescita pari al +10,3%. È forse per questo che il governo indiano, con una scelta improntata al pragmatismo, ha annunciato l’avvio di un piano di sovvenzioni per lo sviluppo di infrastrutture, banchine e piani di dragaggio a favore della rete portuale “minore”. Un contributo del 50%, con un contributo massimo di 9,3 milioni di dollari per gli scali costieri e 4,6 milioni di dollari per quelli fluviali che prevede l’intervento diretto del governo centrale in caso di ritardi ei lavori.