IL PRESIDENTE MATTIOLI ALL’APERTURA DEL 58° SALONE NAUTICO DI GENOVA NAUTICA ECCELLENZA DEL PAESE RUOLO STRATEGICO DEL MARE PER L’ITALIA.

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UN QUADRO DI COMANDO PER IL SETTORE MARITTIMO

Genova, 20 settembre 2018 – Il presidente della Federazione del Mare Mario Mattioli ha rappresentato il cluster marittimo italiano alla cerimonia di apertura del 58° Salone Nautico Internazionale di Genova, tornato la maggiore manifestazione europea della nautica da diporto e punto di riferimento internazionale per l’intero settore. “Ho voluto essere qui – ha dichiarato il presidente Mattioli – in quest’anno così difficile per la Città, proprio per sottolineare la vicinanza e la partecipazione di tutto il sistema marittimo a Genova e ai suoi operatori, rappresentati oggi da quelli della nautica, vera eccellenza italiana che con grande capacità e determinazione sta mantenendo la sua posizione di leader nel mondo”.

Il Salone deve essere l’occasione per riflettere una volta di più sul ruolo strategico per lo sviluppo italiano delle attività marittime. Il mare infatti continua ad alimentare uno dei sistemi produttivi tra i più rilevanti e vitali del Paese, un sistema che procura lavoro, direttamente o indirettamente, a 470mila occupati in attività industriali manifatturiere e terziarie: attività cui la nautica dà un rilevante contributo, costituendone il 20%.

Il rilievo del cluster marittimo impone anche un efficace coordinamento amministrativo tra competenze ormai disperse tra svariati dicasteri, con una adeguata attenzione al settore in sede politica e la creazione di un quadro di comando ben funzionante, in grado di operare in tempi ristretti, conformi agli standard internazionali del mondo marittimo.  La Federazione del Mare, che costituisce il maritime cluster italiano, vuole dare rappresentanza unitaria al mondo marittimo del paese, per consentirne l’apprezzamento come fattore di sviluppo ed affermarne la comunanza di valori, di cultura e di interessi.

Le attività marittime italiane annualmente producono beni e servizi per un valore superiore al 2% del Pil complessivo e al 3,5% di quello derivante da attività private.