Guardia Costiera tra nuove emergenze e meno risorse

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Bilancio 2012 della Direzione Marittima della Campania

Contro le attività della criminalità organizzata gioca un ruolo importante anche la Guardia Costiera della Campania. Traffico internazionale di rifiuti, compravendite di unità da diporto di lusso, filiera ittica. Sono solo alcuni dei capitoli, sulle circa 170 deleghe amministrative aperte con le varie procure, che registrano una crescente presenza di interessi camorristici. Ultima, in ordine di tempo, una missione in Romania per conto della Direzione Investigativa Antimafia su cui gli uomini di Piazzale Pisacane mantengono uno stretto riserbo.

Un impegno, che si affianca alle tradizionali competenze del Corpo in materia di sicurezza marittima, ricerca e soccorso e salvaguardia della vita in mare, tutela delle risorse ambientali, monitoraggio della filiera alimentare, “portato avanti – spiega l’Ammiraglio Antonio Basile – nonostante i tagli ai finanziamenti del 20-25% imposti dalla spending review”.

A rendere conto della mole di lavoro nel 2012, d’altronde, i numeri del bilancio annuale presentati in conferenza stampa dallo stesso Basile: 276 operazioni SAR che hanno consentito di soccorrere circa 519 persone di cui 50 in condizioni limite, circa mille ispezioni in materia di sicurezza della navigazione (security e safety) che hanno portato nell’ambito del regime di Port State Control alla detenzione di 6 unità sub standard, 1.313 controlli all’interno delle aree marine protette (34 notizie di reato e 96 sanzioni amministrative), 25.128 controlli per la repressione dei reati marittimi (1.338 violazioni amministrative, 649 notizie di reato, 554 sequestri).

I controlli sulla filiera ittica, infine, con l’operazione Mekong che ha portato al sequestro in Campania di 144 tonnellate di prodotti ittici su un totale, a livello nazionale, di 210. “Una quantità eccezionale – precisa l’Ammiraglio Basile – dovuta ad un motivo particolare: abbiamo condotto controlli su piattaforme di distribuzione che non si limitano alla sola area regionale ma servono aree della penisola molto più ampie”.

Controlli da cui emergono interessi crescenti della camorra a introdurre sul territorio italiano pescato privo delle dovute verifiche. Il metodo – spiegano gli esperti della Capitaneria – è quello della triangolazione. Specie in Marocco e Senegal il prodotto sottotaglia, o pescato in aree interdette dagli accordi internazionali, è etichettato, spesso con la compiacenza delle autorità locali, con la marchiatura comunitaria. Dalle coste africane, poi, raggiunge le tavole italiane attraverso i canali legali o, nella maggior parte dei casi, sbarcando di contrabbando lungo le costa italiane.

Nasce da qui anche la necessità di una gestione razionale delle risorse, anche in vista degli ulteriori tagli finanziari previsti per quest’anno. “Nel pattugliamento della costa, necessario anche per il nostro ruolo di polizia ambientale – spiega Basile – scontiamo le carenze dovute alla necessità di essere presenti nei periodi di maggiore pressione”. In quest’ambito, considerate le criticità tipiche della stagione estiva, la Capitaneria continuerà la sua opera di divulgativa in tema di prevenzione nelle scuole attraverso l’organizzazione di giornate a tema sulla sicurezza nella navigazione. Perché – sottolineano alla Capitaneria di Napoli –  il nostro impegno quotidiano deve andare di pari passo con l’acquisizione di una definitiva “cultura del mare”.