Golfo di Guinea, le nuove linee guida contro la pirateria

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Fenomeno diverso dalla Somalia, suggerite altre strategie

Una fenomenologia dell’altra pirateria. Con tanto di differenze nel modus operandi, negli obiettivi, nei comportamenti da tenere. È quanto contenuto nelle linee guida contro i pirati che agiscono nel Golfo di Guinea messo a punto, con la supervisione della Nato, da Bimco, Intertanko e Intercargo. Un fenomeno più violento rispetto a quello somalo e indirizzato, innanzitutto, al “bottino”. “Il modello operativo dei pirati nel Golfo di Guinea – sottolinea il documento – non considera prioritario il rapimento dell’equipaggio a scopo di riscatto poiché i marinai non rappresentano in sé un valore”. A interessare, invece, i prodotti petroliferi, che quasi sempre sono trasferiti dalla nave attaccata su unità più piccole al fine di rivendere il tutto nella regione. Da qui, anche la maggiore violenza nelle azioni che, pur rispettando il copione dell’assalto da veloci imbarcazioni appoggiate da “navi madre”, avvengono anche all’interno delle acque territoriali. Non solo. Vittime degli attacchi sono spesso navi ancorate in rada o impegnate nelle operazioni STS (ship to ship): situazioni che rendono inutili, ad esempio, le “manovre evasive”, prima controindicazione suggerita in caso di attacco nell’altra area calda dell’Oceano Indiano.

“I maggiori rischi – suggeriscono le linee guida – si verificano di notte e questo è un elemento che dovrebbe essere preso in considerazione in sede di pianificazione. Ove possibile, le operazioni dovrebbero iniziare e finire durante le ore diurne”.

Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta anche alle comunicazioni. Poiché gli attacchi sono il frutto di “accurate pianificazioni” condotte da “esperti in materia” il documento invita a limitare al massimo l’uso del VHS e ad affidarsi a linee satellitari sicure. Per le email, consigliate “concisione” e riferimenti minimi circa i piani di attracco dell’unità. Altre norme comportamentali riguardano le modalità di ancoraggio, le misure “passive” di difesa, l’invito, in caso di abbordaggio, a non “ingaggiare scontri armati”.

Capitolo a parte, le scorte armate. L’esercito nigeriano attualmente mette a disposizione personale da imbarcare a bordo in caso di “rischio accertato”. Più difficile l’uso di contractors. “L’utilizzo di guardie private nel Golfo di Guinea – sottolinea il protocollo – è più problematico che al largo della Somalia a causa di un complesso mosaico di questioni legali e amministrative. Per legge è impedito il loro uso al di fuori della acque territoriali degli Stati costieri e le autorità fanno rispettare rigidamente queste regole”.