«FORMAZIONE MEDICA PUNTO DI PARTENZA PER LA TUTELA DELLA SALUTE GLOBALE»

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On. Beatrice Lorenzin – Ministro della Salute

«Questo corso è importantissimo per avere contezza delle principali patologie di cui soffrono i migranti. Tuttavia, non abbiamo casi importanti di malattie, al massimo qualche caso di varicella.  Poi soffrono di malattie polmonari, di malattie della pelle, qualche caso di tubercolosi, ma i migranti sono sani e forti: solo i più forti riescono infatti a sopravvivere a un viaggio di questo genere, che dà vita a una vera e propria selezione darwiniana. Tuttavia coloro che arrivano qui sono esausti e vanno curati. E se non si vuole farlo per una questione umanitaria, dobbiamo farlo per motivi egoistici: se stanno bene loro infatti stiamo bene anche noi. Nessun Paese è un’isola a sé stante e i continui viaggi, lo scambio di merci, in una parola la globalizzazione, fanno sì che si renda necessaria una politica sanitaria di igiene pubblica globale e non locale. Ecco perché è anche importante agire e intervenire nei Paesi di origine».

 Cardinal Francesco Montenegro – Arcivescovo di Agrigento – Presidente della Commissione Episcopale della CEI per il Servizio della Carità e la Salute – Presidente di Caritas italiana

«La competenza dei medici è essenziale, ma a questa va aggiunto il cuore. I traumi che vivono i migranti prima di arrivare in Italia sono ingenti, ma a questi non ne vanno aggiunti altri legati alla mancata accoglienza e integrazione. Una carezza, un sorriso, un’amicizia sono essenziali per non instaurare un rapporto di dipendenza o di mera tolleranza con i migranti ma dobbiamo fare in modo di integrarli e renderli parte della comunità».

 On. Domenico Manzione – Sottosegretario Ministero dell’Interno

«Gli immigrati non portano le malattie; coloro che sono malati hanno malattie comuni e facilmente curabili. Sono loro al contrario che si ammalano delle nostre malattie perché non hanno protezioni adeguate. I veri problemi di salute che hanno sono psichici, a cui i nostri medici non sono abituati. Ecco perché è essenziale formare i medici, che a loro volta, sfruttando anche l’importante ruolo sociale che ricoprono, formeranno i cittadini. Propongo inoltre di formare anche il personale delle imbarcazioni civili che salvano i migranti in mare e che hanno a che fare con situazioni non semplici».

 Massimo Tortorella – Consulcesi Onlus

«Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno sostenuto questo progetto, dalle istituzioni alle associazioni di settore fino al Santo Padre, che ha deciso di supportarlo tramite l’Obolo di San Pietro. Il senso di Sanità di Frontiera è l’accoglienza, fuori da qualunque logica politica o religiosa o di qualsiasi altro tipo. L’assistenza sanitaria è un’opportunità che un Paese civile deve dare. Da sempre d’altro canto la sanità è ambasciatore di civiltà. E la buona salute del prossimo è veicolo di buona salute di tutti».

 Sen. Antonio De Poli – Questore del Senato della Repubblica

«Questa conferenza è un orgoglio per il Senato, la formazione dei medici è un aspetto primario per abbattere quelle barriere culturali che sono una delle cause del malessere psichico dei migranti. Ringrazio quindi di cuore, anche a nome del presidente Grasso, Massimo Tortorella e tutti coloro che hanno creduto in questo progetto».

 Francesco Aureli – Presidente Osservatorio Internazionale per la Salute

«Questo progetto si intitola Sanità di frontiera, e già questo dice tanto dei suoi contenuti. Tuttavia il nome è anche una provocazione perché è ovvio che la sanità e la salute non possono e non devono avere frontiere o barriere. L’obiettivo del progetto allora è quello di affrontare quelle barriere culturali e i traumi psicologici che il viaggio porta nella maggioranza dei migranti. E il successo del corso, che ne solo mese di agosto ha registrato oltre 600 domande di partecipazione, dice molto sull’interesse che tematiche come questa suscitano nel personale sanitario e non».

Prof. Giuseppe Petrella – Presidente Comitato Scientifico di OIS- Progetto Sanità di Frontiera

«I medici hanno l’obbligo di curare e di prendersi cura del prossimo, di qualunque cittadinanza o religione sia. E’ quello che si promette con il giuramento di Ippocrate, ed è quindi un valore non solo cristiano ma anche civile. E i medici italiani sono sempre in fila per gli aspetti e i progetti umanitari, non è quindi una sorpresa riscontrare l’alto numero di domande di partecipazione per il corso. Purtroppo, per motivi logistici, solo 40 colleghi potranno partecipare al corso gratuito, che si svolgerà dal 19 al 22 settembre presso il Centro Astalli a Roma. Tuttavia tutti gli altri avranno la possibilità di seguirne le lezioni tramite la Formazione a Distanza, il vero futuro dell’aggiornamento professionale, tramite il provider Sanità in-Formazione. D’altro canto questi numeri dimostrano anche l’esigenza che gli operatori, sanitari e non, hanno di approfondire questi argomenti e il corso offre un approfondimento a 360 gradi sia sul contesto delle migrazioni che sulle ferite che più spesso si riscontrano sui migranti».