Filt Cgil. Napoli, integrare logistica e portualità

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Il futuro del porto in un convegno alla Stazione Marittima

In meno di tre anni il porto di Tangeri è riuscito a movimentare traffici pari a quelli di Gioia Tauro, Napoli, Salerno e Livorno messi insieme. È in questa semplice constatazione che Federico Libertino, segretario generale CdLM di Napoli, paventa il rischio concreto di “retrocedere in serie B”, di “vanificare tutti gli sforzi degli ultimi anni” poiché, in mancanza di un porto in grado di competere a livello globale, “la merce sceglie di andare da un’altra parte”.

La delicata situazione dello scalo napoletano, stretto tra le difficoltà della crisi economica e le pastoie che ne ritardano il potenziamento infrastrutturale, non è stata nascosta al convegno della Filt Cgil “Porto di Napoli: Sviluppo del Sistema Integrato della Logistica e della Portualità”.  “I dati – ha ammesso Mario Salsano, segretario generale Filt Cgil Campania – non sono confortanti:  nel 2012, rispetto al 2011, c’è stato un calo delle merci del 7%, un calo del traffico crocieristico del 5,3% e una sostanziale invarianza del traffico passeggeri nel golfo. Per il 2013 si preannunciano gravi difficoltà per il traffico container legato alle scelte dei principali armatori che stanno spostando l’importazione e il trasbordo verso altri porti più adeguati e per le previsioni di un calo delle navi-crociere di 120 scali”.

Una situazione critica che fa emergere ancora di più la necessità di fare presto; di completare l’iter del Grande Progetto da 240 milioni di euro che tra un’Autorità portuale commissariata, i ricorsi dei petrolieri, dubbi di Bruxelles sul finanziamento pubblico come aiuti di stato e il recente rinvio del Piano regolatore portuale sta segnando pericolosamente il passo. “La portualità campana – ha sottolineato Salsano – deve essere parte integrante del sistema logistico, ricercando sinergie e una progettualità condivisa con i nodi interportuali, le ferrovie, l’autotrasporto. Per Napoli è indispensabile rafforzare il collegamento verso l’Interporto di Nola/Marcianise con la modalità su ferro, attualmente inadeguata, con costi eccessivi e tempi di percorrenza rilevanti”.

Le potenzialità di ripresa, d’altronde, ci sarebbero tutte: “se solo gestissimo bene il mercato che già abbiamo – ha spiegato il presidente della regione Stefano Caldoro – potremmo attrarre sul territorio un miliardo di euro di valore aggiunto derivante dalla logistica”. “La Campania, per fortuna, non soffre di deficienze infrastrutturali gravi. Il nostro problema principale è integrare la filiera della logistica allargata, quella che in altri Paesi frutta dieci volte di più in termini economici”.

Ma allora perché questa situazione di stallo? “In mancanza di poteri decisionali effettivi da parte della Ap – ha continuato Caldoro – ogni progetto è in balia della concorrenza tra le istituzioni. Ogni scelta si trasforma in un percorso ad ostacoli. Da parte nostra, fermo restando che supereremo i dubbi sui finanziamenti di stato, abbiamo dato impulso all’Ap affinchè si proceda almeno per far partire la parte privata degli interventi già assegnati”.

Una strategia che vede d’accordo anche Libertino. “Sono tre i punti su cui agire fin da subito”, ha affermato. La restituzione del Molo S.Vincenzo, “che metterebbe a disposizione un nuovo approdo per le crociere, oltre a completare il processo di apertura del porto alla città”; la riqualificazione del Beverello, “su cui  è arrivato il momento di decidere tra i progetti in campo”; una nuova strategia regionale sul sistema marittimo a corto raggio. “C’è troppa conflittualità tra le compagnie – ha denunciato – occorre un nuovo approccio in grado di ridisegnare un sistema che ormai non regge più a livello di bilanci e di occupazione”.