Ex Tirrenia, paura amianto a bordo dell’Aurelia

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I lavoratori:“sigillate le salette comuni”. L’Ona chiama in causa la Procura di Torino

Si riaccendono i riflettori sulla presenza di amianto sulle unità ex Tirrenia. L’Osservatorio Nazionale Amianto ha inviato oggi al Procuratore della Repubblica di Torino, Dott. Raffaele Guariniello, la documentazione relativa all’ennesima denuncia dei marittimi della nave Aurelia. A bordo dell’unità, tuttora attiva nei collegamenti con la Sardegna, si sarebbe infatti provveduto a sigillare le salette comuni, a causa del rinvenimento del pericoloso materiale nel corso di lavori di manutenzione. Prudenza d’obbligo da parte dell’associazione che sulla congruità della rivelazione si è affidata alle necessarie verifiche della magistratura.

Non è il primo caso di segnalazioni del genere da parte dei marittimi dell’Aurelia. Già nello scorso giugno, in una missiva all’allora Commissario Straordinario della compagnia, i lavoratori  avevano espresso i loro timori. Specie dopo la pubblicazione del dossier preparato proprio dall’Ona sui dati (foto e video) raccolti dal “Comitato Marittimi esposti e vittime dell’amianto”.

Il documento, in particolare, puntava l’indice su quattro navi (Clodia, Aurelia, Nomentana e Flaminia) tutte costruite tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli ottanta. “La cosa che lascia sconcertati – denuncia il dossier – è che già nel 1996 il problema della presenza di amianto sulle navi della Tirrenia era stato messo all’attenzione del Governo. Da allora niente è cambiato, ancora numerose navi di Tirrenia di navigazione sono piene di amianto e non bonificate”.

Un’accusa pesante, confermata anche dalle varie interrogazioni parlamentari che si sono susseguite negli ultimi anni. Da una di queste (4/21557 del 1999), ad esempio, emergerebbe la vendita di navi all’Egitto senza alcuna azione di bonifica.  “L’interrogazione parlamentare, probabilmente, si riferisce alla dismissione dei traghetti appartenenti alla cosiddetta Classe Sociale: Arborea, Caralis, Torres”, sottolinea Giovanni Aiello, coordinatore ONA per i marittimi . “Queste navi hanno terminato il servizio per Tirrenia fra il 1999 e il 2005. Se così, fino ad allora, tutti i marittimi che sono stati imbarcati in quelle navi sono stati, a loro insaputa, esposti ad amianto”.

I casi di mesotelioma tra i marittimi della Tirrenia sono numerosi. Lo conferma il presidente nazionale dell’Ona, Ezio Bonanni. “Solo la nostra associazione – spiega – assiste tre famiglie (due purtroppo sono deceduti) e in tutti e tre i casi l’Inail ha riconosciuto la natura professionale della patologia”.

Raccapricciante la sfilza di testimonianze raccolte dall’associazione in questi anni che aprono un drammatico squarcio sulle condizioni di lavoro dei marittimi a partire dal ‘60. “Nella sala macchine – ricostruisce ad esempio Sarah Musap, figlia di Massimo, morto nel 2010 – le coibentazioni erano quasi sempre in amianto; molto spesso la pressione del vapore durante la navigazione disintegrava il cuscinetto isolante, determinando la dispersione delle fibre in esso contenute. Bisognava, quindi, intervenire, rimuovendo il cuscinetto e sostituendo la guarnizione in cartone d’amianto della flangia, ritagliandola manualmente da un foglio di amianto. Tutte le valvole del vapore avevano, come tenuta dell’asta, delle baderne a sezione quadra in treccia d’amianto. Circa con frequenza semestrale, tali baderne dovevano essere sostituite e si trattava di centinaia di valvole. L’attività di ufficiale di macchina prevedeva la permanenza in sala macchine per almeno 10 ore al giorno. Non vi era traccia di cartelli che segnalassero il pericolo dei materiali contenenti amianto e la necessità di indossare tute specifiche e maschere respiratorie per polveri classe P3”.