Dialogo sociale tra lavoratori portuali e datori di lavoro

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Parte a Bruxelles il nuovo comitato sulle sfide del futuro

Autorità portuali, terminalisti, lavoratori portuali ed altri operatori europei. Parte oggi il nuovo comitato per il dialogo sociale nel settore portuale in rappresentanza di 1,5 milioni di addetti diretti (altrettanti nell’indotto) nei 22 Paesi dell’Ue con uno sbocco sul mare. “I porti europei possono contribuire in misura significativa a creare posti di lavoro di qualità, attrarre investimenti e promuovere la crescita”, dichiara Siim Kallas, vicepresidente e commissario per i Trasporti. “Tuttavia occorre assicurare ai lavoratori portuali una formazione adeguata e un ambiente di lavoro adeguato. Il dialogo sociale contribuirà a raggiungere questo obiettivo”. Proprio questo l’obiettivo del comitato la cui attenzione sarà posta principalmente su aspetti quali la formazione e qualificazione professionale, la capacità di attrarre giovani lavoratori, la salute e la sicurezza e la promozione dell’occupazione femminile. “Dobbiamo rafforzare – sottolinea László Andor, commissario europeo per l’Occupazione –  il ruolo delle parti sociali a tutti i livelli, se vogliamo uscire dalla crisi e preservare i vantaggi del modello sociale europeo e della coesione sociale. Le discussioni che avranno luogo nel comitato per il dialogo sociale contribuiranno a migliorare la vita dei lavoratori portuali, ad esempio in termini di salute, sicurezza e condizioni di lavoro. È essenziale che le parti sociali siano coinvolte nelle riforme, specie in un contesto di modernizzazione delle infrastrutture portuali e di tagli della spesa pubblica”.