Crescita Blu. L’Europa per la gestione sostenibile delle zone costiere e marine

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La Commissione europea ha presentato oggi una proposta per la pianificazione delle attività marittime e la gestione delle zone costiere. Un progetto di direttiva per l’istituzione di un quadro comune europeo per la pianificazione dello spazio marittimo e la gestione integrata delle zone costiere negli Stati membri dell’Unione. Obiettivo: garantire che lo sviluppo delle attività marittime e costiere e l’utilizzo delle risorse offerte dal mare e dai litorali avvengano secondo modelli sostenibili.

“In mancanza di un adeguato coordinamento – spiega Bruxelles – le crescenti attività umane ed economiche che hanno luogo nelle acque marine e nelle zone costiere (produzione di energia eolica offshore, posa di cavi e condutture sottomarini, trasporti marittimi, pesca e acquacoltura) possono intensificare la competizione per lo spazio e sottoporre a pressioni eccessive risorse preziose”.

Da qui l’esigenza di una mappatura di tali attività mediante piani di gestione dello spazio marittimo e delle zone costiere in grado di promuovere una crescita sostenibile. Il ricorso a un unico strumento per bilanciare tutti gli interessi “contribuirà inoltre a rafforzare la certezza per gli investitori e a ridurre gli oneri amministrativi per gli operatori e le amministrazioni nazionali, preservando nel contempo i servizi ecosistemici”.

Attualmente in alcuni paesi può essere necessario rivolgersi addirittura a otto enti diversi per ottenere le necessarie autorizzazioni per un impianto di acquacoltura. Il principio dello sportello unico proposto nella direttiva consentirà di semplificare notevolmente le procedure amministrative, con evidenti risparmi di tempo e di denaro. Dalla maggiore certezza per le imprese e dai minori oneri amministrativi potrebbe derivare un risparmio di addirittura 1,6 miliardi di euro a livello dell’Unione, in particolare per le PMI. Secondo alcuni studi, ad esempio, l’accelerazione degli investimenti a favore di parchi eolici e attività di acquacoltura consentirebbe di generare, da qui al 2020, tra 60 e 600 milioni di euro per un’accelerazione rispettivamente di uno o tre anni.