Costo del carburante. Standard & Poor’s: “prezzi in aumento”

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Il bunker incide sempre più sui ricavi dello shipping, downgrade in arrivo

Con un’incidenza di circa il 70% sull’ammontare delle spese il costo del carburante continua ad essere uno dei fattori critici per le compagnie marittime. Il sostanziale fallimento delle strategie messe a punto per contenere i costi del bunker contribuiscono ad aggravare l’erosione dei ricavi dovuta alla persistente crisi dei noli. Su queste basi Standard & Poor’s non esclude un abbassamento del rating per i vettori internazionali più in difficoltà finanziariamente. Lo comunica la stessa agenzia in un report.

Nonostante un’inversione di tendenza dai picchi registrati l’anno scorso (a Rotterdam il prezzo è attualmente di  circa 597 dollari a tonnellata contro i 700 del 2012) il livello dei prezzi – ricorda S&P – è ancora superiore del 297% rispetto alla fine del 2008. “A lungo termine – sottolinea il documento – l’alto valore del greggio, una legislazione ambientale più rigorosa, la diminuita capacità di raffinazione del bunker, combinati con l’espansione delle flotte, nonostante la debolezza dell’economia mondiale, saranno i fattori chiave per la formazione dei prezzi”. I quali, ad ogni modo, oscillano indipendentemente dal costo del greggio. “Da inizio anno l’aumento del greggio è stato del 3% mentre quello del bunker dell’1%”.

Rimane tuttavia l’allarme alti prezzi sul lungo periodo. Conseguenza, ad esempio, della scelta delle raffinerie di puntare su prodotti distillati di alta qualità (il bunker è un prodotto residuale e a basso margine nel processo di frazionamento del petrolio greggio) o delle tecnologie basate sul fracking. “Le scelte che i raffinatori stanno facendo – spiega S&P – hanno di fatto ridotto la produzione globale di bunker. Allo stesso tempo, i nuovi ordini creano un aumento di domanda. Meno produzione e più domanda significa prezzi più alti”.

Non da sottovalutare, infine, l’entrata in vigore entro il 2020 della legislazione IMO per l’abbassamento del tenore di zolfo nei carburanti marittimi che comporterà maggiori spese nella fase di raffinazione. Anche in questo caso incideranno le scelte industriali: “non è chiaro quanto della capacità del settore sarà adibito al comparto navale”, conclude il report.