Costa Concordia, per il relitto il porto di Piombino

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Pressing della Regione: “E’ la scelta migliore”

 

L’individuazione dello scalo marittimo più adatto ad accogliere il relitto di Costa Concordia è stato affidato alla stessa società londinese che ha selezionato i progetti di recupero. Entro la fine di febbraio, comunque, sarà presa una decisione definitiva. Ma su quale sia il porto di destinazione il presidente della Regione Toscana ha le idee chiare.

A margine della cerimonia di commemorazione del tragico incidente Enrico Rossi ha spiegato perché Piombino è la scelta migliore: è il porto più vicino e “da un punto di vista ambientale garantisce quindi più sicurezza”. “Lì – spiega – la nave, trascinata, potrebbe arrivare in un giorno e mezzo. Piombino ha anche competenze e tradizione adeguate. E poi – ripete il presidente – se devono esserci ricadute economiche sarebbe bene che fossero in Toscana, che il disastro e il naufragio l’ha subito. La situazione è sotto controllo, ma il danno c’è stato”.

Il presidente ha anche annunciato come la prossima settimana ci sarà una riunione per decidere come alzare la linea di galleggiamento della nave, alleggerendola magari di alcune parti superficiali.

Con il prolungamento della gestione commissariale di un altro anno, intanto, emergono i dettagli aggiornati dell’ultimo cronoprogramma che individua la rimozione del delitto nel periodo tra luglio e settembre. Se prima o dopo dipenderà anche dalle condizioni del mare. Per contenere al massimo i tempi arriverà una seconda nave cantiere. “Dopo il fissaggio – rassicura l’ingegner Porcellacchia di Carnival – non si sono più registrati movimenti dello scafo”. “Quel che è certo – ha ribadito il capo della Protezione civile – è che il trasferimento della nave non sarà in alcun modo condizionato dalla realizzazione di eventuali opere che si rendessero necessarie nel porto di destinazione. La nave sarà portata via immediatamente appena sarà nelle condizioni di farlo”.

Alcuni numeri per dare il senso di un’operazione giustamente considerata “unica nel suo genere”: 430 persone di 19 nazionalità diverse, compresi 110 sub professionisti, che lavorano 24 ore al giorno per sette giorni la settimana; un albergo a terra trasformato in quartier generale; costruzioni di servizio già realizzate per 30 mila tonnellate d’acciaio, pari a quattro volte il peso della torre Eiffel a Parigi; trenta galleggianti già pronti, alti quanto un palazzo tra 7 e 10 piani, che assieme alla gru dovranno riportare su la nave; i materassi in cemento armato costruiti sotto e su cui poggerà la nave una volta rimessa in piedi; i fori nel fondale di granito per i pali di sostegno, larghi due metri e profondi dodici: sette già fatti, ventuno in tutto. “Le trivellazioni – confessano i tecnici – sono state la parte più difficile e sono procedute all’inizio più lentamente del previsto”. E poi i diciassette cantieri coinvolti per i lavori in tutta Italia e i 150 fornitori, tra cui, per i servizi, la maggioranza è toscana. Ci vorranno dalle sei alle otto ore per sollevare la Costa Concordia e rimetterla sulla normale linea di galleggiamento. A questo servono i lavori preliminari di tutti questi mesi.