Costa Concordia, lettera di NGO al ministro dell’Ambiente

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Chiesto il pieno rispetto delle normative comunitarie

Quali sono gli standard ambientali dei cantieri di demolizioni navali turchi? La migliore offerta economica proposta dal porto di Izmir per la demolizione di Costa Concordia (40 milioni di euro rispetto agli 80 di Genova) nasce da condizioni operative meno ristrette da quelle imposte dalla legislazione europea? Sono gli interrogativi che pone una lettera inviata da NGO Platform on Shipbreaking al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. L’associazione, che riunisce 19 organizzazioni non-governative impegnate a contrastare le pratiche pericolose di smantellamento delle navi 8fenomeno particolarmente diffuso sulle spiagge dell’Asia meridionale) esprime preoccupazione riguardo le operazioni con cui il relitto sarà trainato fino a uno scalo in grado di poterla ricevere ed effettuare il suo smantellamento. L’operazione, sottolinea NGO, anche se di responsabilità dei proprietari, deve seguire un processo conforme “ai requisiti della direttiva Quadro dei rifiuti, al regolamento Ue sul riciclaggio delle navi e ad altre normative comunitarie e nazionali rilevanti”. “Lo smantellamento – sottolinea la missiva – deve essere effettuato in un cantiere che potrà offrire le migliori tecniche disponibili, comprese tutte le infrastrutture necessarie e procedure idonee per ridurre i rischi all’ambiente. Inoltre, il cantiere dovrà dimostrare di avere le competenze necessarie per gestire la nave in tutte le fasi del processo di smantellamento”. In particolare, NGO chiede il pieno rispetto dell’articolo 13 del nuovo regolamento Ue sul riciclaggio delle navi sui requisiti necessari per gli impianti di riciclaggio delle navi. “La società responsabile per lo smantellamento – spiega – deve effettuare un inventario sui materiali pericolosi (IHM), che comprenda sia i materiali della struttura originale che quelli generati dall’incidente. Dovrà anche produrre un piano di riciclaggio che illustri il processo dello smantellamento e identifichi le modalità del trattamento dei rifiuti”. Infine, bisognerà “dimostrare di avere procedure adeguate per la gestione a valle di tutti i rifiuti a bordo della Costa Concordia”. Intanto, si complicano le condizioni di recupero del relitto. Il primo cassone montato per rendere possibile il rigalleggiamento della struttura ha ceduto. Il problema, spiega Titan Micoperi, è legato “al tensionamento di una catena che era rimasta impigliata sotto il relitto”. La società sottolinea in una nota che  sono stati rilevati danni al relitto, al cassone adiacente né ai respingenti”. Ad oggi, dopo l’autorizzazione arrivata nei giorni scorsi dall’Osservatorio di Monitoraggio, restano ancora da installare 12 cassoni sul lato di dritta a a cui si aggiungono i 4 ancora mancanti sul lato di sinistra del relitto.