Concordia, cronaca di un recupero (live)

ORE 07.00

Il relitto della nave è stato riportato in verticale dopo una rotazione di 65 gradi. L’operazione di parbuckling, alle 9.00 del 16 settembre, è stata completata con successo dopo 19 ore di lavoro: il relitto della Costa Concordia è stato riportato in posizione verticale dopo una rotazione di 65 gradi e poggia ora sulle sei piattaforme subacquee di acciaio, che sono state appositamente posizionate per creare una base stabile per il relitto. Si è trattato di un’operazione straordinaria, perché per la prima volta una nave di grandissime dimensioni è stata raddrizzata e appoggiata su un fondale costruito artificialmente. Dopo la rimessa in asse sarà necessaria una verifica delle condizioni del relitto e l’individuazione degli eventuali interventi tecnici da fare, in particolare sulla fiancata rimasta sommersa. La rotazione della nave rappresenta, comunque, come ha sottolineato il Commissario delegato per l’emergenza Franco Gabrielli “ un punto decisivo per l’allontanamento della nave dalle acque del Giglio”.

17 SETTEMBRE ORE 00.30

Al via la rotazione con l’immissione di acqua nei cassoni. Con il superamento dei 24 gradi di rotazione della nave rispetto alla posizione iniziale, prende il via la fase finale del parbuckling della Concordia. Nell’ultima fase, infatti, la rotazione non viene più realizzata con i cavi in tensione, ma con l’immissione di acqua nei cassoni. Entrando in acqua i cassoni esercitano, dapprima, una spinta frenante, riducendo la velocità di rotazione. Poi, una volta azionate le valvole a distanza, iniziano a riempirsi d’acqua e con il peso dell’acqua esercitano una spinta verso il basso. Questo processo proseguirà fino a quando il relitto sarà poggiato sulle sei piattaforme subacquee di acciaio, che sono state appositamente posizionate per creare una base stabile per il relitto.

ORE 15.00

Iniziano ad essere visibili i primi segni della rotazione della Concordia, indotta dal tiro dei cavi di acciaio fissati alla sommità dei cassoni centrali e alle piattaforme sulle quali andrà ad appoggiare il relitto dopo il suo raddrizzamento. La parte che sta emergendo dal mare si distingue chiaramente per il suo colore scuro, rispetto a quella rimasta fuori dall’acqua.  Come sottolineato nel punto con la stampa dal Commissario delegato per l’emergenza Concordia, Franco Gabrielli, e dal responsabile del progetto per la società Micoperi, Sergio Girotto, le operazioni stanno procedendo secondo quanto previsto dal progetto e lo scafo della nave si è già disincagliato dalle rocce.
E’ stato proprio l’ing. Girotto a descrivere il momento del distacco dello scafo, avvenuto intorno a mezzogiorno, applicando un sistema di tiraggio di 6.000 tonnellate: grazie alle telecamere subacquee è stato possibile vedere il momento in cui la corrente è iniziata a passare sotto lo scafo. Per riportare in piedi lo scafo, i cavi dovranno essere tirati di circa 21 metri, 3,5 metri per ogni ora, con un’azione costante. Per compiere l’operazione di rotazione sono utilizzate 56 catene, che passano sotto lo scafo e sono fissate al fianco sinistro del relitto. Ciascuna catena misura 58 metri e pesa circa 26 tonnellate. Una volta completata la rotazione della nave saranno verificate le condizioni del relitto e individuati gli eventuali interventi tecnici da fare, in particolare sul lato dritto. Solo dopo questa valutazione, sarà possibile delineare i tempi delle fasi successive di rigalleggiamento e trasporto. Durante le operazioni è stata segnalata dalla Capitaneria di Porto un’iridescenza attorno al relitto, ma le verifiche compiute dall’Arpat-Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana l’hanno ricondotta alla fuliggine generata dalla presenza di mezzi attorno alla nave. Per mitigare gli effetti delle acque che usciranno dal relitto durante la rotazione, è comunque operativo un piano di limitazione degli eventuali sversamenti. Tra le prime misure di tutela, il posizionamento di una doppia distesa di panne assorbenti che circonda il cantiere. In porto, inoltre, sono disponibili dei mezzi per intervenire sugli sversamenti e ridurre al minimo i tempi di contaminazione. La fase del ribaltamento del relitto è costantemente monitorata: una “control room” con a bordo undici tecnici specializzati del consorzio Titan-Micoperi, il coordinatore delle operazioni di recupero Nick Sloane, e l’ammiraglio Stefano Tortora, come rappresentante dell’Osservatorio di monitoraggio designato dal Commissario delegato. La “control room” è posizionata su una chiatta nelle immediate vicinanze della prua della Concordia e sta guidando a distanza tutte le operazioni. Inoltre, per tutta la durata delle operazioni è riunito in seduta permanente il Centro di coordinamento per la gestione delle attività connesse alla rotazione della nave, presieduto dal Commissario delegato per l’emergenza Concordia, Franco Gabrielli.

ORE 09.00

Sono iniziate stamattina alle 9.00 le operazioni di rotazione e rimessa in asse della nave Costa Concordia, con un ritardo di circa tre ore rispetto a quanto programmato. Il ritardo – come hanno spiegato il Commissario delegato per l’emergenza, Franco Gabrielli, e il responsabile del progetto per la società Micoperi, Sergio Girotto – non è legato a problemi tecnici, ma è dovuto al violento temporale che nel corso della notte ha interessato l’Isola del Giglio e che ha impedito agli uomini della Titan-Micoperi di posizionare in mare i mezzi che serviranno per la gestione dell’operazione di rotazione.

La prima fase del progetto di parbuckling consiste nel disincaglio dello scafo della nave dai due speroni di roccia che lo hanno in parte penetrato. Il disincaglio è una delle operazioni più delicate e sarà svolto in modo lento, con l’applicazione graduale dei carichi. Questa fase durerà fino a quando la nave inizierà effettivamente a ruotare.

Tutte le operazioni sono guidate a distanza da una “control room”, posizionata su una chiatta nelle immediate vicinanze della prua della Concordia, dove è presente un team di tecnici e ingegneri specializzati guidati da Nick Sloane, il coordinatore delle operazioni di recupero del consorzio Titan-Micoperi. Per trasmettere tutti i comandi e ricevere segnali da questa posizione remota sono stati installati cavi di collegamento. Cinque telecamere disposte sul ponte più alto della Concordia consentono di monitorare costantemente immagini, suoni e rumori durante la fase di rotazione e danno ai tecnici indicazioni utili sull’andamento dell’operazione e sui movimenti del relitto.

Per gestire le attività connesse alla rotazione della nave, inoltre, è riunito in seduta permanente il Centro di coordinamento, che si è insediato ieri sera alle 19.00. Il Centro, presieduto dal Commissario delegato per l’emergenza Concordia ha l’obiettivo di garantire la raccolta e l’analisi dei dati provenienti dal centro di controllo delle operazioni, il raccordo informativo e operativo con le strutture sanitarie locali, il raccordo con il piano per l’ordine e la sicurezza pubblica, il coordinamento dei media nazionali e internazionali e la fruibilità dei servizi ordinari da parte della popolazione presente sull’Isola. Il Centro di coordinamento si avvale di una Sala Situazioni per la raccolta e la gestione delle informazioni.

Durante la fase di rotazione della nave non ci sarà alcuna attività di ricerca delle due persone rimaste disperse in seguito all’incidente del 13 gennaio 2012, per non mettere in pericolo gli operatori. Non appena il consorzio Titan-Micoperi avrà comunicato che la nave è stata stabilizzata e messa in sicurezza, saranno pianificate tutte le attività necessarie per rendere possibili le ricerche.

Nel progetto di parbuckling, Titan-Salvage si avvale di un di team di 500 uomini, tra cui tecnici, ingegneri, subacquei e membri dell’equipaggio di 30 mezzi navali. Durante le attività saranno, inoltre, operativi: 82 uomini della Capitaneria di Porto, 17 della Polizia di Stato, 41 dell’Arma dei Carabinieri, 9 della Guardia di Finanza, 24 dei Vigili del fuoco, 16 della sanità (118), 8 del Corpo Forestale dello Stato, 4 della Polizia Municipale, 6 della Polizia Provinciale, 5 del volontariato e 26 del Dipartimento della Protezione civile, per un totale di 238 persone.