Governance dello spazio marino: dall’Ue un’opportunità per la crescita blu nel Mediterraneo

La Commissione presenta uno studio su Zone economiche esclusive e crescita blu
Un nuovo studio presentato dalla Commissione europea afferma che la creazione di zone marittime, comprese le zone economiche esclusive (ZEE), nel Mediterraneo favorirebbe la crescita blu dell’Unione e consentirebbe di ampliare l’agenda in materia di sostenibilità. Lo studio esamina i costi e i benefici connessi alla creazione di zone marittime nel Mediterraneo e fornisce un’analisi degli impatti derivanti dalla creazione di ZEE su varie attività legate al mare. La creazione di ZEE potrebbe consentire una politica di assetto territoriale più efficace, che a sua volta potrebbe contribuire ad attrarre investimenti e altre attività economiche. “Nel Mediterraneo esistono enormi opportunità inutilizzate che potrebbero essere sfruttate grazie alla creazione di zone economiche esclusive (ZEE)”, spiega Maria Damanaki, Commissaria europea responsabile per gli affari marittimi e la pesca. Lo studio si concentra sulle opportunità offerte dalle ZEE e da altre zone analoghe in termini di costi e benefici economici, sostenibilità e governance dello spazio marino e andrebbe considerato nel quadro dell’agenda della Commissione europea sulla crescita blu. Quest’ultima, individuando i cinque settori che presentano le maggiori potenzialità di crescita: l’energia blu, l’acquacoltura, il turismo marittimo, costiero e di crociera, le risorse minerali marine e la biotecnologia blu, vuole generare crescita economica sostenibile e occupazione nei settori marino e marittimo per contribuire alla ripresa economica europea. “Questi settori economici  - ricorda la Commissione – forniscono posti di lavoro a 5,4 milioni di persone e contribuiscono per un valore aggiunto complessivo di circa 500 miliardi di euro; queste cifre dovrebbero salire rispettivamente a 7 milioni e quasi 600 miliardi di euro entro il 2020”.  
Gran parte della superficie marina del Mediterraneo è attualmente al di fuori della giurisdizione o della sovranità degli Stati costieri e resta quindi in larga misura non protetta per quanto riguarda le risorse acquatiche vive e l’ambiente marino. L’incertezza del quadro normativo rende inoltre difficile realizzare un vero e proprio sviluppo economico. Nel 2002, in occasione del vertice mondiale di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile, la comunità internazionale si è impegnata a preservare la produttività e la biodiversità di zone marine e costiere importanti e vulnerabili, sia all’interno che al di fuori delle giurisdizioni nazionali. Non esiste tuttavia un regime giuridico specifico per attuare le disposizioni pertinenti della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), soprattutto per quanto riguarda la protezione dell’ambiente marino in zone non soggette a giurisdizione nazionale. La questione è stata discussa in sede ONU a partire dal 2006.
L’inclusione di una parte più estesa del Mediterraneo nella giurisdizione degli Stati membri dell’Ue garantirebbe l’applicazione in tali zone dei regolamenti comunitari in materia di pesca, ambiente e trasporti, da cui conseguirebbe un livello di protezione più elevato.

ASSOPROVIDER: DINO BORTOLOTTO SCRIVE AL MINISTRO CALENDA: “INCENTIVI E SGRAVI ANCHE PER I PICCOLI OPERATORI TELEFONICI”

Nocera Inferiore 4 agosto-Dino Bortolotto, presidente Assoprovider “Ripensiamo i contributi per le frequenze licenziate, con misure a costo zero per accelerare il business dei piccoli provider italiani”.
Assoprovider – con questa lettera aperta – chiede al ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda di considerare tra gli attori degni di essere coinvolti nel piano di digitalizzazione del Paese (banda Ultra Larga, industria 4.0) anche le diverse migliaia di piccole aziende italiane che da diversi decenni si occupano di TLC e del digitale italiano. Si tratta di operatori economici tipici del tessuto imprenditoriale italiano, che ISTAT certifica essere costituito per il 95% da imprese con meno di 15 addetti. Più di 5.000 PMI delle TLC che generano complessivamente un giro di affari annuo superiore al Miliardo di Euro con importanti ricadute nell’indotto e nell’occupazione (specialmente giovanile). Le sole Aziende associate ad Assoprovider sviluppano un giro d’affari di 150milioni di euro pur rappresentando poco meno del 10% delle PMI impegnate nel settore TLC. SI disegna così un importante comparto del mondo delle telecomunicazioni che finora non ha mai usufruito di aiuti economici da parte dello Stato e che chiede al Governo di facilitare, con semplici misure, l’accelerazione degli investimenti che stanno facendo con il Fixed Wireless e la fibra ottica sul territorio. Giova ricordate che sono queste le aziende che hanno contribuito realmente e in modo significativo alla riduzione del digital divide nelle zone a bassa densità abitativa, ossia quelle che vengono unanimemente considerate a fallimento di mercato dalle Big Telco. Grazie al modello di business “ad alto rapporto benefici/costi” delle PMI, costituito da una filiera corta e di prossimità con il territorio, sono possibili significativi ritorni economici anche in zone poco popolate. Per consentire lo sviluppo di questo percorso virtuoso, Assoprovider chiede che vengano sanate alcune storiche distorsioni anti competitive nella gestione delle risorse collettive, come ad esempio lo sono le frequenze licenziate (tecnicamente usate per le connessioni radio di tipo “punto a punto”). Assoprovider sottolinea che esiste un patrimonio collettivo composto da milioni di “tratte licenziate” che è tuttora utilizzato per meno di un centesimo delle sue possibilità, dovuto soprattutto al fatto che viene caricato di contributi amministrativi annuali tra i più cari d’Europa (circa il doppio del più caro paese europeo). Con questa distorcente soglia d’ingresso, si ottiene l’effetto che rimangano sottoutilizzate e ad appannaggio solo delle Big Telco che possono permettersi di occupare dette frequenze. Rimodulare opportunamente questi contributi amministrativi – oltre ad accrescere il gettito dei contributi stessi per via dell’ampliamento della platea di soggetti interessati ad accedere al parco frequenziale – darebbe ai piccoli operatori nuove opportunità di crescita e quindi maggiore copertura digitale al Paese, con l’opportunità di creare un maggior numero di posti di lavoro diretti e indotti.
Questa che proponiamo E’ una misura di facile attuazione con benefici per le casse dello, che può esser attuata per decreto ministeriale. Contiamo quindi che il Ministro confermi la sua dinamicità nell’attuazione delle iniziative volte alla digitalizzazione del Paese, attuando misure “inclusive” di questi attori essenziali per lo sviluppo del Paese, rappresentato dalle PMI delle Telecomunicazioni.
Dino Bortolotto
ASSOPROVIDER – Associazione Provider Indipendenti Tel. 081.19723000

Programma di lavoro della Commissione 2018: Un’agenda per un’Unione più unita, più forte e più democratica

Facendo seguito a quanto annunciato dal Presidente Juncker nel discorso sullo stato dell’Unione 2017, la Commissione europea ha presentato oggi il suoi programma per completare i lavori sulle dieci priorità politiche del Presidente Juncker prima della fine del proprio mandato, nonché una serie di iniziative lungimiranti per il futuro dell’Europa.
Il Presidente Jean-Claude Juncker ha dichiarato: “L’Europa sta riacquistando forza e dobbiamo approfittare di questo slancio rinnovato. Abbiamo già presentato l’80% delle proposte che avevamo promesso al momento dell’insediamento di questa Commissione. La priorità è ora trasformare le proposte in leggi e le leggi in attuazione. Prima il Parlamento europeo e il Consiglio completeranno il loro lavoro, prima vedremo i benefici dei nostri sforzi comuni.”
Frans Timmermans, primo Vicepresidente della Commissione, ha dichiarato: “Il programma di lavoro della Commissione adottato in data odierna garantirà che l’attenzione dell’Europa resti salda sulle questioni in cui l’azione europea apporta il valore aggiunto maggiore. L’Unione europea non sarà giudicata in base al numero di direttive e regolamenti che adottiamo, ma in base ai risultati concreti prodotti dalle nostre politiche a vantaggio dei nostri cittadini e delle nostre imprese.”
L’obiettivo delle 26 nuove iniziative nel programma di lavoro di quest’anno è duplice. In primo luogo, si stabiliscono azioni legislative mirate per completare i nostri lavori in settori politici prioritari, che saranno presentate nel maggio 2018 per consentire al Parlamento europeo e al Consiglio di completare i lavori legislativi prima delle elezioni europee del giugno 2019. In secondo luogo, il programma di lavoro presenta una serie di azioni e iniziative ambiziose con una prospettiva più lungimirante, poiché la nuova Unione di 27 determina il proprio futuro per il 2025 e oltre. Queste proposte rispecchiano il dibattito avviato dal Libro bianco sul futuro dell’Europa della Commissione e dal discorso sullo stato dell’Unione del 2017Cerca le traduzioni disponibili del link precedenteEN••• del Presidente Juncker.
Il programma di lavoro della Commissione, incentrato sulla realizzazione delle proposte, individua 66 proposte prioritarie in sospeso presentate negli ultimi due anni, per le quali è necessaria una rapida adozione da parte del Parlamento e del Consiglio; la Commissione propone inoltre il ritiro di 15 proposte rimaste in sospeso per le quali non si prevede il raggiungimento di un accordo, o che non sono più adeguate al loro scopo o che sono tecnicamente superate. Il programma di lavoro presenta 15 proposte che fanno seguito alle revisioni delle leggi attuali basate sul programma di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione (REFIT), tenendo conto dei pareri della piattaforma REFIT. Anche l’efficace applicazione e attuazione delle norme dell’UE da parte degli Stati membri saranno una priorità, al fine di garantire a cittadini e imprese i benefici prefissati. La Commissione intende inoltre abrogare tre atti legislativi obsoleti.
Completare i lavori sulle 10 priorità della Commissione Juncker
Fin dall’inizio del suo mandato, questa Commissione si è concentrata sui grandi temi, in cui un intervento europeo efficace può fare concretamente la differenza. Nel corso dell’ultimo anno, condividendo tali priorità con il Parlamento europeo e con il Consiglio, abbiamo fatto progressi notevoli in settori chiave e ottenuto risultati nell’ambito di tutte le 10 priorità. Oggi questo programma di lavoro stabilisce proposte concrete per l’anno a venire per completare i nostri lavori.
Per favorire la creazione di posti di lavoro, la crescita e gli investimenti, la Commissione porterà avanti i lavori per realizzare il piano d’azione sull’economia circolare e per completare il mercato unico digitale, l’Unione dell’energia, l’Unione dei mercati dei capitali, l’Unione economica e monetaria e l’Unione bancaria. Un’iniziativa sull’equità fiscale nell’economia digitale, un pacchetto di equità sociale e una proposta volta a migliorare la catena di approvvigionamento alimentare dell’UE contribuiranno a un mercato interno più profondo e più equo con una base industriale più solida. Presenteremo anche nuove misure mirate per completare l’Unione della sicurezza e rispettare l’agenda dell’UE sulla migrazione e la strategia globale e rafforzeremo il meccanismo unionale di protezione civile. La Commissione porterà avanti la sua politica commerciale equilibrata e innovativa per gestire la globalizzazione concludendo gli accordi con il Giappone, Singapore e il Vietnam e porterà avanti i negoziati con il Messico e il Mercosur.
Gli impegni dopo il 2025
Parallelamente al completamento dell’attuale agenda, questa Commissione continuerà a impegnarsi per preparare l’Unione di domani. Il programma di lavoro per il 2018 comprende una serie di iniziative che guardano ancora più lontano, verso il 2025 e oltre. A partire dal 30 marzo 2019 l’Unione europea sarà un’unione di 27 Stati membri ed è quindi giunto il momento di dare forma a questa Unione più unita, più forte e più democratica.
Un’Unione più unita avrà bisogno di una prospettiva di allargamento credibile per i candidati pionieri dei Balcani occidentali. Per costruire un’Unione più forte, la Commissione presenterà una proposta per il futuro quadro finanziario pluriennale e proporrà anche un processo legislativo più efficiente per il mercato unico e una maggiore efficienza e coerenza nell’attuazione della politica estera comune. Adotteremo un documento di riflessione su un futuro europeo sostenibile e una comunicazione sul futuro delle politiche dell’UE per l’energia e il clima e proporremo un’estensione dei compiti della Procura europea per includere la lotta contro il terrorismo. Per un’Unione più democratica, presenteremo proposte per la creazione di un Ministro dell’economia e delle finanze permanente e responsabile, un’iniziativa per rafforzare ulteriormente i principi di sussidiarietà e di proporzionalità, oltre a una comunicazione sul potenziamento dell’efficienza alla guida dell’Unione europea. Intendiamo inoltre proporre un’iniziativa sul rispetto dello Stato di diritto.
Contesto
Ogni anno la Commissione adotta un programma di lavoro in cui sono elencate le azioni che prevede di realizzare nell’anno successivo. Il programma di lavoro informa i cittadini e i colegislatori degli impegni politici in termini di presentazione di nuove iniziative, ritiro di proposte in sospeso e riesame della normativa UE vigente.
Per preparare il programma di lavoro per il 2018 la Commissione si è avvalsa di preziose consultazioni con il Parlamento europeo e il Consiglio avvenute nel contesto dell’accordo interistituzionale “Legiferare meglio” e dell’accordo quadro sui rapporti tra il Parlamento europeo e la Commissione e basate sulla lettera di intenti (link is external) inviata il 13 settembre dal Presidente Juncker e dal primo Vicepresidente Timmermans dopo il discorso del presidente sullo stato dell’Unione.

Autotrasporto: Serracchiani, categoria soffre distacco internazionale”Disagio categoria per concorrenza sleale, specie dall’est Europa”

Trieste – “Guardando alla stesura delle nuove norme che l’Unione europea dovrà stabilire con il Pacchetto Stradale, e in vista della riunione dei Ministri dei trasporti Ue che è attesa per l’inizio di dicembre, esprimo l’auspicio che la posizione dell’Italia andrà nella direzione di favorire la creazione di condizioni omogenee, prima di assecondare le spinte verso una maggiore liberalizzazione”.
Lo ha scritto la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, in una lettera indirizzata al ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, nella quale sottolinea il “grande disagio della categoria dell’autotrasporto che, in particolar modo in Friuli Venezia Giulia, patisce da molto tempo quella che possiamo definire senza esitazioni una concorrenza sleale da parte di società prevalentemente dell’est Europa”.
Riferendosi alle posizioni di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, che hanno proclamato tre giorni di sciopero, e a quelle dei sindacati datoriali dell’autotrasporto (Unatras Anita), tutti contrari al “fenomeno del distacco internazionale”, Serracchiani nella lettera ha fatto esplicito riferimento all’accordo firmato nei giorni scorsi dai ministri europei del Lavoro che “ha sancito un  compromesso sulla riforma del distacco internazionale dei lavoratori, che però esclude proprio il trasporto stradale”. 
In proposito, pur non entrando nel merito delle “logiche internazionali che hanno portato a una decisione che vede ancora una volta soddisfatte in primo luogo le richieste dei Paesi che praticano più assiduamente il cabotaggio e da cui viene attinto personale remunerato a basso costo”, la presidente del Friuli Venezia Giulia ha evidenziato “le conseguenze negative che il mantenimento di tali prerogative genera sul tessuto imprenditoriale della mia regione, e non solo”.
“A differenza dei lavoratori degli altri settori che operano in regime di distacco internazionale, infatti, gli autisti dell’autotrasporto internazionale – ha precisato – continueranno a operare con l’attuale Direttiva del 1996, ossia senza una disciplina comunitaria sul salario minimo, e lavoreranno così con quello del Paese di provenienza. In sostanza, con l’esclusione degli autotrasportatori dal principio ‘per lavoro uguale, salario uguale’, alte rimangono le barriere che impediscono alle nostre imprese di competere con successo sul nostro stesso territorio”.
Da qui la richiesta esplicita al ministro Delrio che “siano recepite le necessità di una categoria che rappresenta uno dei pilastri della filiera della logistica in Italia, oggi in grave difficoltà”.
 
 
 
 

210 MILA EURO DALL’UE PER POTENZIARE LE AUTOSTRADE DEL MARE E CANTIERISTICA

Obiettivo: eliminare i colli di bottiglia per l’accesso e l’uscita dal Terminal di Fusina e sviluppare il settore della cantieristica di Venezia e Chioggia
Venezia 15 novembre 2017 – Il Programma Italia-Croazia ha valutato e approvato i 22 progetti candidati al finanziamento nell’ambito del bando Standard Plus. Al territorio regionale veneto, rappresentato da enti pubblici, università, associazioni di categoria e soggetti privati che hanno preso parte a 13 dei 22 progetti finanziati, sono state assegnate risorse per quasi 3 milioni di Euro.
 Due sono i progetti approvati che coinvolgono anche l’Autorità di Sistema portuale del Adriatico Settentrionale: il progetto CHARGE (Asse 4 “Trasporto Marittimo”) e il progetto BEAT (Asse 1 “Innovazione”) per un totale di 220mila euro finanziati al 100%. Le attività progettuali saranno avviate in gennaio 2018 per concludersi entro i 18 mesi successivi.
 In particolare, il progetto CHARGE (Capitalization and Harmonization of the Adriatic Region Gate of Europe) con capofila Rete Autostrade Mediterranee (RAM Spa, società del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) ha assegnato all’Autorità di Sistema 100mila euro con l’obiettivo di migliorare la cooperazione tra i porti di Italia e Croazia per sviluppare azioni a sostegno sviluppo traffici intra-Adriatici lungo le Autostrade del Mare.
 Si tratterà quindi si individuare le azioni migliorative per eliminare i colli di bottiglia e i collegamenti mancanti per il trasporto merci in traghetto da e per Venezia, nonché realizzare un’analisi del mercato per sviluppare questa tipologia di traffici.
 Il progetto BEAT (Blue enhancement action for technology transfer) con coordinatore Unioncamere Veneto – Eurosportello del Veneto affida invece all’Autorità di Sistema Portuale 110mila euro (finanziati al 100%) per sviluppare la cooperazione tra imprese del settore della Blue Economy per lo sviluppo del settore della cantieristica di Venezia e Chioggia.
 l progetto, aumentando la creazione di nuove opportunità di networking tra le imprese di Italia e Croazia e attivando specifiche sessioni di formazione e analisi comparative tra le migliori best practice, si pone l’obiettivo di migliorare e potenziare le capacità di innovazione delle PMI.

COMMISSIONE EUROPEA: PROGETTO DA 21 MLN DI EURO PER I PORTI DI CIVITAVECCHIA-BARCELLONA

Civitavecchia, 20 dicembre 2017- La Commissione Europea punta sulle potenzialità dei porti di Civitavecchia e di Barcellona assegnando il co-finanziamento del progetto “BClink: MOS for the future” che prevede di integrare le catene logistiche dei due porti nell’ambito delle Autostrade del Mare.
Il progetto, che ha un valore complessivo di oltre 21 milioni di euro,  è stato selezionato per essere co-finanziato all’interno della call CEF Transport “Blending” del 2017, l’unico sovvenzionato dall’UE nella priorità delle Autostrade del Mare, con un contributo a fondo perduto di 2,2 milioni di euro per il solo porto di Civitavecchia, la totalità della sovvenzione richiesta dall’ AdSP.
Il bando rappresenta una novità assoluta in ambito europeo, in quanto prevede la combinazione di sussidi a fondo perduto e finanziamenti, a tassi particolarmente favorevoli, da parte di istituti di credito o istituti finanziari come la Cassa Depositi e Prestiti e la Banca Europea degli Investimenti, nel caso di Civitavecchia.
Il progetto è stato selezionato per aver saputo evidenziare il valore aggiunto europeo grazie a servizi e azioni a sostegno della mobilità di persone e merci e ad attività volte a migliorare le prestazioni ambientali.
La condizione principale richiesta dall’Unione è che i progetti producano importanti benefici per lo sviluppo delle Autostrade del Mare oltre che di carattere ambientale e sociale, a prescindere dalle valutazioni di carattere strettamente finanziario. Per questa ragione, nell’ambito del processo di selezione, sono state presentate dettagliate analisi costi-benefici e articolati piani finanziari a supporto dei progetti di investimento in entrambi i porti.
“Desidero ringraziare – dichiara il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale  del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Francesco Maria di Majo – la Commissione europea che ha compreso il valore aggiunto del progetto presentato da questa AdSP, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio e, particolarmente, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti che ha sostenuto con convinzione in sede UE l’importanza del nostro progetto”.
“Questo progetto – continua di Majo – contribuirà ad efficientare i collegamenti ed incrementare i traffici tra Civitavecchia e Barcellona, grazie anche alla presenza di un armatore  come Grimaldi che da anni effettua un servizio regolare di linea tra i due porti del Mediterraneo e con il quale, proprio nei giorni scorsi, abbiamo sottoscritto un Protocollo d’Intesa volto a potenziare la presenza del Gruppo nel nostro porto in una forma più strutturata con la definizione di target di traffico sia per l’automotive  che per i passeggeri”.
Il progetto “BClink: MOS for the future” si articola in due fasi. La prima, che sarà avviata il prossimo gennaio per concludersi a dicembre 2019 per un valore totale di € 7.122.962, riguarda il completamento del pennello parallelo al molo 27-28, grazie al quale il traffico traghetti sarà trasferito nella nuova area dedicata, nell’ottica di separare radicalmente i traffici marittimi, producendo importanti effetti in termini di
riduzione della congestione, sia lato-terra che lato-mare. La seconda fase, che partirà nel gennaio 2019 e si concluderà a fine 2021 per un totale di € 14.000.000, prevede la conversione funzionale del molo Contradique del porto di Barcellona, attualmente utilizzato per le rinfuse solide e che, in futuro, sarà destinato al traffico delle Autostrade del Mare.
“Il finanziamento accordato – sottolinea il presidente di Majo – contribuirà a rafforzare la nostra proposta, da veicolare in sede UE, del cosiddetto corridoio euro-mediterraneo, presentato nel corso della Conferenza ospitata a Civitavecchia lo scorso 24 novembre, ovvero l’istituzione di un collegamento che coinvolga più Stati membri dell’UE e che, attraverso l’accordo di collaborazione appena siglato con l’AdSP del Mar Adriatico Centrale, possa connettere Spagna ed Europa dell’Est attraverso i porti di Civitavecchia e dell’Adriatico”. “Tale corridoio – conclude il numero uno di molo Vespucci – intende svolgere una funzione aggiuntiva integrante e orizzontale rispetto ai 9 corridoi della rete centrale TEN-T e, in particolare, svolge la funzione di collegamento con il corridoio scandinavo-mediterraneo che passa sul nodo di Roma, di cui il porto di Civitavecchia è parte fondamentale”.
 
 

Contro la riforma europea del Copyright ANSO si appella al Governo: «Faccia valere la nuova posizione dell’Italia»

L’Associazione Nazionale Stampa Online che si è sempre dichiarata contraria chiede di essere parte in causa contro una direttiva che avrà una pesanti ricadute sui piccoli editori digitali
 Il Parlamento di Strasburgo con 438 favorevoli, 226 contrari e 39 astenuti ha approvato la nuova direttiva sul Copyright, adesso la palla passa al trilogo, ovvero la fase di discussione tra istituzioni europee e stati membri.
«ANSO è sempre stata contraria – spiega Matteo Rainisio, vicepresidente dell’associazione nazionale stampa online ANSO – e oggi non possiamo che fare un appello al Governo italiano che ha sempre manifestato e votato contro questa direttiva a livello europeo a differenza di quello precedente. C’è ancora una possibilità che la direttiva non sia adottata, ovvero nel caso in cui uno o più stati si mostrino contrari. La nuova posizione dell’Italia dovrà essere sostenuta nelle prossime discussioni a Bruxelles, e fin da subito chiediamo come rappresentanti degli editori nativi digitali di essere parte in causa nella discussione sull’eventuale recepimento della normativa da parte del Parlamento Italiano».
«Spiace – conclude Rainisio – constatare come in queste ultime ore prima del voto FIEG e i grandi editori abbiano inventato vere e proprie fake news per giustificare la loro posizione a sostegno della direttiva, come editori nativi digitali abbiamo sempre sostenuto che la direttiva non avrebbe portato benefici, nel medio lungo periodo, ai grandi ma fin da subito avrà una pesante ricaduta, come avvenuto in Spagna, per i piccoli nativi digitali».

LE NAVI EUROPEE E L’INDUSTRIA DELLA TECNOLOGIA MARITTIMA CHIEDONO AZIONI DECISIVE CONTRO LE PRATICHE COMMERCIALI SLEALI IN ESTREMO ORIENTE

Brussels, 10 Ottobre 2018 – di Mario Esposito - SEA Europe ed ECSA, le associazioni di categoria che rappresentano rispettivamente le costruzioni navali europee e le attrezzature marittime e gli armatori europei, accolgono con favore la recente dichiarazione della Commissione commerciale europea Cecilia Malmström contro le pratiche commerciali sleali in Estremo Oriente. SEA Europe e ECSA ora invitano la Commissione europea e gli Stati membri dell’UE a intraprendere azioni concrete e decise contro tali pratiche a favore di una vera parità di condizioni a livello mondiale per l’industria europea. Le condizioni di mercato, il commercio basato su regole e l’apertura dei mercati sono essenziali per consentire alle compagnie europee di trasporto marittimo, di costruzione navale e di attrezzature marittime di operare a livello internazionale.
In risposta a una domanda del deputato Bendt Bendtsen, il commissario Malmström ha sottolineato che la Commissione europea farà quanto necessario per proteggere gli armatori europei, i cantieri navali europei e i produttori europei di attrezzature marittime dall’impatto negativo delle distorsioni della concorrenza derivanti da ingenti sussidi provenienti dalla Cina e dalla Corea del Sud . Il commissario ha ricordato che “l’UE si sta impegnando con le controparti cinesi a livello bilaterale e con altri importanti paesi della costruzione navale nelle sedi plurilaterali” per affrontare pratiche di distorsione del mercato. Inoltre, il Commissario ha anche sottolineato che la Commissione europea sta prestando particolare attenzione alle recenti misure di sostegno della Corea del Sud a favore dei suoi cantieri locali, che “potrebbero anche essere significativi”.
Il Segretario generale SEA Europa Christophe Tytgat ha dichiarato: “Le ultime misure di sostegno della Corea del Sud sono chiaramente un esempio di distorsioni della concorrenza sleale. Creando richieste artificiali attraverso aiuti di Stato, la Corea del Sud ha purtroppo contribuito alla grave sovracapacità di oggi nella costruzione di navi mercantili e mercantili, con conseguenze drammatiche e di vasta portata per tutti gli operatori del mercato, prima per la costruzione navale europea e ora anche per gli armatori europei e per l’intero catena del valore. L’Europa deve ora vigilare affinché le stesse pratiche commerciali sleali con gli stessi potenziali effetti devastanti non si ripetano in altri segmenti della costruzione navale e della navigazione “.
Martin Dorsman, segretario generale dell’ECSA,  ha detto: “Il piano di riforma della Corea del Sud è molto preoccupante per gli armatori europei e l’industria cantieristica. Queste misure creano una disparità di condizioni, ostacolano l’accesso libero e paritario al trasporto marittimo internazionale e contribuiscono alla sovraccapacità globale. Parte di questo piano è anche il supporto per garantire carichi stabili per le navi battenti bandiera coreana, che è una misura di riserva della bandiera di un carattere particolarmente protezionistico. In un momento in cui le tendenze protezionistiche stanno aumentando, chiediamo all’Europa di inviare un messaggio forte a sostegno di un commercio libero, equo e basato sulle regole “.

BREXIT: LA COMUNITA’ MARITTIMA EUROPEA SUPPORTA ‘MARITIME UK’ PER LA TEMPESTIVA CONCLUSIONE DI UN ACCORDO TRA GRAN BRETAGNA E UNIONE EUROPEA.

L’export di beni e servizi dall’UE a 27 verso la Gran Bretagna vale 365 miliardi di euro, pari al 54% di tutte le importazioni effettuate dal Regno Unito, mentre l’export britannico verso l’UE vale 274 miliardi, pari al 43% delle esportazioni totali del Paese (Fonte Espo 2017).                                                                                             
 Gli scambi commerciali tra Italia e Gran Bretagna hanno raggiunto nel 2017 quota 34,5 miliardi di euro, di cui 23,1 miliardi di esportazioni verso la Gran Bretagna e 11,4 miliardi di euro di importazioni verso l’Italia (Fonte ICE 2017)
Roma, 22 Ottobre 2018European Network of Maritime Clusters (ENMC), che ha tenuto il proprio Meeting annuale a Malta il 16 ottobre scorso, ha affrontato anche il tema delle preoccupanti conseguenze della Brexit per il settore marittimo, sottolineando come la comunità marittima europea sostenga l’obiettivo di Maritime UK (il cluster marittimo britannico) di giungere ad un accordo reciprocamente vantaggioso tra Regno Unito e UE.
In questa fase critica nei negoziati c’è bisogno di freddezza e di una attenzione mirata a raggiungere l’accordo sostenibile e reciprocamente vantaggioso su cui contano entrambe le parti. Dobbiamo essere in grado di fornire il più presto possibile certezza e stabilità alle nostre attività. L’accordo deve ridurre al minimo le difficoltà per le imprese marittime, evitando interruzioni nei porti e nei flussi lungo le complesse catene di approvvigionamento pan-europee che abbiamo costruito assieme.
Le persone sono spesso trascurate in questo dibattito. Che si tratti di naviganti o dei tanti altri che lavorano nel settore marittimo – la più globale delle industrie – l’accordo deve far sì che le nostre popolazioni possano lavorare, vivere e muoversi in tutta Europa.
Al Meeting di Malta ha partecipato per il Cluster marittimo italiano la Federazione del Sistema marittimo italiano (Federazione del Mare), rappresentata dal segretario generale Carlo Lombardi.
Dati sull’interscambio commerciale dell’UE e dell’Italia con l’UK:
attualmente l’export di beni e servizi dall’UE a 27 verso l’UK vale 365 miliardi di euro, pari al 54% di tutte le importazioni effettuate dal Regno Unito, mentre l’export britannico verso l’UE vale 274 miliardi, pari al 43% delle esportazioni totali del Paese (Fonte Espo 2017); gli scambi commerciali tra Italia e hanno raggiunto nel 2017 quota 34,5 miliardi di euro, di cui 23,1 miliardi di esportazioni verso la Gran Bretagna e 11,4 miliardi di euro di importazioni verso l’Italia (Fonte ICE 2017).

UE investe 868 milioni di euro nelle infrastrutture e nel patrimonio culturale di Napoli. “Al porto andranno 111 milioni di €”

Nel quadro della politica di coesione, la Commissione ha adottato cinque importanti progetti finalizzati al miglioramento dei trasporti e delle infrastrutture idriche e alla conservazione del patrimonio culturale della città di Napoli
Bruxelles, 6 novembre 2018 – Questo pacchetto di investimenti consentirà il completamento tra il 2020 e il 2022 dei lavori avviati nel precedente periodo di bilancio 2007-2013, a beneficio degli abitanti di Napoli.
Corina Crețu, Commissaria responsabile per la Politica regionale, ha affermato: “Napoli è un vero gioiello europeo e sono lieta che i fondi dell’UE possano contribuire a valorizzarne la bellezza, stimolarne l’economia e migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti. Questi cinque progetti sono una delle tante dimostrazioni dei buoni rapporti che legano l’UE, l’Italia e il popolo italiano.”
Più di 72 milioni di € per rinnovare gli spazi del centro storico di Napoli
I lavori finanziati dall’UE contribuiranno alla rinascita culturale e sociale di questo sito patrimonio dell’UNESCO, a beneficio delle 85 000 persone che abitano nel centro della città.
Nel quadro di un vasto piano di sviluppo urbano, i fondi dell’UE saranno utilizzati per migliorare gli spazi pubblici, i marciapiedi, le strade e le vie ciclabili e pedonali. Intorno al Duomo sono previste aree coperte da wi-fi, piste ciclabili e moderni sistemi di videosorveglianza.
Il progetto ha inoltre l’obiettivo di tutelare e promuovere le piccole imprese locali specializzate nell’artigianato tradizionale, nella fabbricazione della carta o degli strumenti musicali e di consentire a nuove imprese di stabilirsi nel territorio rispettando gli orientamenti dell’UNESCO.
Quasi 111 milioni di € investiti nel porto di Napoli
In quanto polo economico fondamentale per la regione Campania e per l’Italia nel suo complesso, il porto di Napoli beneficerà di 111 milioni di € dei fondi della politica di coesione per l’estensione della rete fognaria, l’ammodernamento degli accessi stradali e ferroviari, la pulizia del fondale marino, l’estensione della diga e l’installazione di pannelli solari.
Migliorando l’accessibilità del porto, i lavori finanziati dall’UE consentiranno il trasporto via ferrovia di volumi maggiori di merci da e verso le navi, con conseguente riduzione dell’inquinamento atmosferico nella zona, contribuendo così a proteggere l’ambiente in questo importante polo di attività e a migliorare l’efficienza energetica del porto.
Quasi 67 milioni di € per acquistare nuovo materiale rotabile per la linea 1 della metropolitana di Napoli
Questo finanziamento consentirà l’acquisto di 10 nuovi veicoli per la linea 1 della metropolitana, per il cui completamento sono già stati investiti 430 milioni di € dei fondi della politica coesione nel precedente periodo di bilancio. Una volta terminati i lavori, la linea 1 metterà in collegamento, tramite un percorso ad anello, le zone più strategiche della città, quali piazza del Municipio, la stazione centrale di piazza Garibaldi, fino all’aeroporto di Capodichino.
Quasi 188 milioni di € per un ambiente più pulito e per una migliore infrastruttura idrica nella regione
Oltre 134 milioni di € di fondi dell’UE contribuiranno a rinnovare cinque degli impianti di trattamento delle acque reflue già esistenti nell’area metropolitana di Napoli, nei comuni di Acerra, Marcianise, Napoli Nord, Foce Regi Lagni e Cuma. Il progetto migliorerà la qualità del bacino idrico del sistema di canali Regi Lagni, delle acque costiere flegree e delle isole di Procida e Ischia e oltre 2,3 milioni di persone trarranno beneficio da un migliore servizio idrico e da un ambiente più pulito.
Più di 53 milioni di € saranno successivamente utilizzati per ampliare e ammodernare le reti fognarie e delle acque reflue in sette città della provincia di Caserta, 40 km a nord di Napoli. La qualità dell’acqua sarà valutata in continuo grazie a un nuovo sistema di monitoraggio. I lavori finanziati dall’UE impediranno gli scarichi di acque reflue in mare sul litorale Domizio, ripristinandone l’antico splendore e il potenziale turistico.
Contesto
L’Italia è al secondo posto tra i paesi destinatari di fondi strutturali e d’investimento europei, compresi i fondi della politica di coesione, con uno stanziamento di 44,7 miliardi di € per il periodo 2014-2020. Inoltre l’Italia è il secondo paese beneficiario in termini assoluti del piano di investimenti per l’Europa, il piano Juncker, con oltre 50 miliardi di investimenti aggiuntivi già mobilitati e più di 215 000 piccole e medie imprese che hanno potuto trarre vantaggio da un migliore accesso ai finanziamenti.
La Commissione è stata sempre al fianco dell’Italia durante i periodi di difficoltà. Nel 2017 sono stati stanziati per l’Italia 1,6 miliardi di € aggiuntivi di fondi della politica di coesione, al fine di consentirle di affrontare gli effetti persistenti della crisi economica e finanziaria. L’Italia ha inoltre ricevuto un contributo senza precedenti di 1,2 miliardi di € dal Fondo di solidarietà dell’UE, in seguito ai tragici terremoti del 2016 e del 2017.
Tra il 2015 e il 2018 l’Italia è stata il principale beneficiario della flessibilità nell’ambito del patto di stabilità e crescita, per un importo dell’ordine di 30 miliardi di € (pari all’1,8 % del PIL). Tale flessibilità ha sostenuto l’attuazione delle riforme strutturali e gli investimenti, e ha aiutato l’Italia a far fronte a eventi eccezionali, quali le minacce alla sicurezza, la crisi dei rifugiati e i terremoti.
Nel prossimo bilancio a lungo termine dell’UE la Commissione propone di assegnare all’Italia 43,5 miliardi di € di fondi della politica di coesione, una dotazione finanziaria che registra un aumento di 8,5 milioni di € a prezzi correnti, nonostante un contesto di generale riduzione dei fondi destinati alla politica di coesione, al fine di sostenere una ripresa economica duratura nel paese.
Negli ultimi quattro anni, dall’inizio del mandato della Commissione Juncker sono stati creati 12 milioni di posti di lavoro, di cui 1 milione in Italia.