Remocean, così ti misuro le onde del mare

Nasce a Napoli il sistema di monitoraggio del futuro
 
Napoli. Un labirinto di corridoi illuminati dal neon. Un percorso tra decine di stanze che portano al secondo piano dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente del Cnr di via Diocleziano a Napoli. È qui che Remocean (Remote sensing of ocean waves), sistema per il monitoraggio dello stato del mare, sta attraversando la delicata fase che lo porterà dalla fase di progetto a quella di strumento che potrebbe “rivoluzionare” il trasporto marittimo. Sicurezza della navigazione, supporto per le installazioni off-shore, previsione delle onde anomale (fenomeno che, secondo uno studio dell’Agenzia Spaziale Europea, hanno causato negli ultimi 20 anni la perdita di oltre 200 superpetroliere e navi container), risparmio del carburante. Sono solo alcune delle applicazione pratiche di un’idea partita dalle ricerche di Francesco Serafino e Francesco Saldovieri, già vincitrice del primo premio relativo all’area sud-Italia del concorso “Il talento delle idee” e tra i dieci vincitori della scorsa edizione del concorso “La tua idea per il Paese”.
Ne parliamo con Francesco Serafino.
Quando è cominciata la ricerca?
Circa quattro anni fa. Dopo dodici anni dedicati all’analisi delle immagini radar satellitari si è profilata la possibilità di iniziare una nuova avventura. Un tipo di ricerca innovativa per l’Italia. Dopo un anno, sono arrivate le prime collaborazioni internazionali, le tesi di laurea dedicate all’argomento. Grazie alla consulenza a un progetto dell’EDA (Agenzia Europeo della Difesa) abbiamo ottenuto anche le prime risorse. Da lì non ci siamo più fermati.
Quali altri tappe?
In un anno, un anno e mezzo abbiamo assestato gli algoritmi. Poi la consapevolezza di poter sfruttare commercialmente le nostre conoscenze ci ha portato a tentare lo spin-off, il trasferimento tecnologico dalla pura fase di ricerca al prodotto da immettere sul mercato. È cominciata così una nuova fase destinata allo sviluppo dell’interfaccia grafica e agli strumenti di gestione per l’utente. Oltre alla reperimento, essenziale per fare impresa, di un venture capitalist disposto a investire in Remocean.
Remocean, appunto. Che cos’è?
Una tecnologia inedita che permette il monitoraggio di tutti i parametri che definiscono lo stato del mare: altezza, lunghezza e periodo delle onde, correnti superficiali, batimetria dei fondali. Misurazioni efficienti e ottenute in tempo reale sfruttando i vantaggi delle tecnologia radar in banda X –  costo contenuto, mobilità e semplicità di installazione – presente sulla maggior parte delle imbarcazioni.
Quali le applicazioni concrete?
L’analisi in tempo reale dello stato del mare costituisce un valido supporto alla navigazione garantendo la sicurezza di bordo. Ma il monitoraggio dei parametri può essere effettuato anche dalla terraferma, assicurando la sicurezza costiera, o sulle piattaforme off-shore, permettendo la trasmissioni di alert con largo anticipo. Basta dotarsi di sistemi radar.
A chi è indirizzato?
Siamo in contatto con molti armatori che hanno garantito oltre all’interesse anche la massima disponibilità per testare il sistema in mare aperto. È il caso di Moby e del Gruppo Grimaldi. Su alcune loro unità abbiamo portato a termine la fase di validazione di Remocean. Ma anche Guardia Costiera e Guardia di Finanza hanno mostrato interesse per quelle che sono le loro attività.
Perché Remocean può essere considerato rivoluzionario?  
Ad oggi non esistono strumenti di misura da bordo nave capaci di misure locali ad alta risoluzione e in tempo reale. Si utilizzano unicamente previsioni su larga scala mentre Remocean permette di “vedere” le onde che impattano la nave. Una caratteristica che rende possibile calibrare la rotta in modo ottimale. Sulle lunghe percorrenze, ad esempio, è necessario “compensare” a causa delle correnti. Conoscere in che modo queste interagiscono con lo scafo è un’informazione essenziale per ottenere la massima efficienze e risparmiare carburante.
Dalla ricerca al mercato. Siete l’eccezione che conferma la regola?
Non so. Di certo possiamo considerarci coraggiosi e testardi perché siamo voluti restare a Napoli nonostante tutto. La difficoltà reale del “fare ricerca” nel nostro Paese è proprio quella di passare dall’idea al progetto concreto. Per farlo sono necessari i fondi, la voglia di imprenditoriale di rischiare e che troppo spesso manca. 
Quella che avete dimostrato voi?
Remocean esiste grazie all’entusiasmo e alla fatica dei nostri collaboratori. Siamo passati da una squadra di due persone a una che ne conta dodici. Ed ognuno ha sempre creduto nel progetto, a costo di grandi sacrifici. Faccio un solo nome, tra i tanti, quello di Giovanni Ludeno. È un borsista che ha rinunciato a possibilità concrete per buttarsi anima e corpo in questa sfida, nonostante la mancanza di garanzie concrete e di fondi. Lo ha fatto perché ci ha creduto. Come altre dodici persone che hanno lavorato praticamente gratis per due anni. Con una buona dose di incoscienza. Ecco. Incoscienza ed entusiasmo. Questa forse è la ricetta buona.

Carnival assegna a Fincantieri una commessa da 155 milioni

 Il gruppo Usa ha investito in Italia 25 miliardi dal 1990
 
Carnival Cruise Lines ha annunciato oggi di aver assegnato a Fincantieri una nuova commessa per lavori di restyling, da realizzare a inizio 2013, sulla nave Carnival Destiny, con un investimento del valore di 155 milioni di dollari. La ristrutturazione, la più imponente mai effettuata su una nave della flotta Carnival Cruise Lines, sarà così ampia ed estesa da portare alla creazione di una nave completamente nuova, che si chiamerà Carnival Sunshine. Non è stato ancora deciso il cantiere in cui verranno eseguiti i lavori, che dureranno 49 giorni, dal febbraio all’aprile 2013.
Grazie a questa nuova commessa assegnata ad un cantiere italiano, Carnival Corporation & plc, il più grande gruppo crocieristico del mondo, porta a oltre 25 miliardi di euro la cifra totale degli investimenti effettuati in Italia dal 1990 ad oggi, per la costruzione di 64 navi, oltre che per l’ammodernamento di altre navi, appartenenti ai marchi Costa Crociere, Carnival Cruise Lines, Princess Cruises, Holland America Line, P&O Cruises, Cunard, Seabourn, P&O Cruises Australia, Iberocruceros.  
Una parte consistente di questa ricchezza portata da Carnival in Italia, proviene dal marchio italiano Costa Crociere, con 5,8 miliardi di euro investiti, circa il 23% della cifra totale spesa dall’intera Carnival Corporation & plc in Italia.
 “Siamo enormemente soddisfatti di questa nuova importante commessa – ha commentato Giuseppe Bono, Amministratore Delegato di Fincantieri – che conferma la nostra intuizione di potenziare le attività nel comparto del refitting e del refurbishment, in continua espansione. “Destiny”, da noi costruita, è stata la capostipite di ben 20 navi che abbiamo sviluppato e realizzato in seguito. E’ quindi per noi motivo di orgoglio essere stati prescelti ancora una volta dagli amici di Carnival che, anche attraverso Costa Crociere, continuano a scommettere su Fincantieri e sull’Italia, consolidando così uno storico rapporto di partnership, che non si è mai interrotto e che siamo sicuri continuerà anche in futuro. Carnival e Costa, infatti, restano per noi e per il sistema-Paese degli investitori eccezionali e irrinunciabili. Voglio ricordare che il gruppo Carnival ha investito in Italia oltre 25 miliardi di euro, di cui oltre la metà negli ultimi dieci anni, ordinando navi a Fincantieri per tutti i suoi brand, e consentendo non solo a Fincantieri di divenire leader mondiale nel settore, ma di alimentare una forza lavoro che tra diretti e indotto ha raggiunto oltre 30mila persone, contribuendo inoltre alla nascita e allo sviluppo di migliaia di piccole e medie imprese altamente specializzate e qualificate che costituiscono l’indispensabile tessuto connettivo nei territori dove sono ubicati i siti della Fincantieri”

Fincantieri. Sestri Ponente sarà un cantieri polifunzionale

Commessa per una chiatta. Si attende per Castellammare
 
Fincantieri costruirà a Sestri Ponente in collaborazione con un privato una chiatta “dotata di una poppa e prua per renderla autonoma per trasporto navi, lavoro che secondo valutazioni tecniche potrebbe avere una durata di sei mesi”.
Lo anticipa la Uilm di Genova che annuncia anche la missione produttiva scelta dall’azienda per lo stabilimento: cantiere polifunzionale legato a quelli dell’alto Adriatico. In pratica – spiega il sindacato – “significa lavorare sui bacini per costruzioni navali e avere un’officina meccanica legata alle lavorazioni dei grandi manufatti”. “In questo quadro – continua una nota – così come è stato riconosciuto dal Ministro Passera, il quale ha sostenuto che otto cantieri produttivi sono troppi per questo Paese, è necessario recuperare il gap soprattutto con i cantieri asiatici, in termini di competitività ed efficienza”.  
A questo punto, sfumata la minaccia della clamorosa protesta al Festival di Sanremo, resta da attendere solo per la sorte dei cantieri di Castellammare di Stabia, alle prese con lo studio del Rina sulla realizzazione del nuovo bacino. A questo proposito Fim Cisl e Uilm Uil hanno chiesto all’azienda un’incontro per la verifica dell’andamento delle opere infrastrutturali. Obiettivo: “capire l’impatto” che avranno sulla missione del sito e, conseguentemente, “definire l’entità dei carichi di lavoro necessari”.

Ordine a ABB per la nave ecologica di Viking Line

Il gruppo fornirà il sistema di Energy Management
 
Il gruppo ABB si è aggiudicato un ordine per la fornitura di un sistema Energy Management  EMMA per una nave traghetto ecologica in consegna alla compagnia Viking Line nel 2013. L’unità, lunga 218 metri, avrà una capacità di 2.800 passeggeri e servirà la rotta di collegamento tra Turku (Finlandia) e Stoccolma (Svezia).
In linea con l’impegno ambientale della società armatrice, il traghetto utilizzerà gas naturale liquefatto come carburante: primo caso del genere per una nave passeggeri di queste dimensioni. Attraverso l’uso efficiente di questo combustibile, infatti, la nave avrà una bassissima quantità di emissioni e, in pratica, inquinamento in mare pari a zero.
“Ridurre le emissioni e il consumo di carburante sulla nostra flotta è una delle priorità della Viking Line. Eravamo alla ricerca di uno strumento efficiente di monitoraggio che regolasse automaticamente il consumo dell’energia e che fosse facile da utilizzare, così il software EMMA è stato la nostra prima scelta”, ha dichiarato Kari Granberg, Project Manager della Viking Line Abp. EMMA si basa su un software per la gestione dell’energia integrato che compara e analizza i dati correnti e storici delle operazioni della nave e calcola e comunica le possibili aree di miglioramento mediante un’interfaccia a display molto intuitiva. Il software inoltre comprende un sistema di energy management esteso che modella i consumi energetici e calcola le condizioni operative ottimali così che le navi possano operare al massimo della loro efficienza.

Cantieri Palumbo termina i lavori del rimorchiatore BLU

La società: “Vinta una sfida complessa”
 
Napoli. Sono giunti al termine i lavori della Palumbo Spa sul rimorchiatore BLU, unità ad alta tecnologia, destinata alla salvaguardia dell’ambiente marino in caso di inquinamento accidentale causato da versamenti di sostanza oleose nocive (servizio RECOIL).
L’aggiudicazione dell’appalto da parte della società partenopea, nella metà del 2011, e la fine dei lavori al termine dello stesso anno, hanno chiuso una vicenda cominciata nel 2007. All’epoca, la società armatrice, la GLOBECO Spa, aveva già avviato altrove i lavori sull’unità, riuscendo però a completare solo in parte la carpenteria di scafo e le sovrastrutture. Da qui la necessità di avviare e terminare nei tempi previsti l’allestimento dello scafo presso un cantiere in possesso del giusto know how e forza lavoro.  
Il rimorchiatore BLU è un’unità in acciaio della lunghezza fuori tutto di 38 m, 10.6 m di larghezza , stazza di 464 GRT. Il rimorchiatore è equipaggiato con due motori CATERPILLAR 3516B da 1864 kW accoppiati a due assi attraverso riduttori MEKANORD ed è spinto da due eliche a passo variabile alla massima velocità di 13 nodi. La capienza è di 13 persone d’equipaggio, alloggiate in 8 cabine, con un area lavoro in coperta di circa 160 metri quadrati equipaggiati con gancio rimorchio, N.2 rulli a panne, gru di servizio oleodinamica da 3 tonnellate e, caratteristica innovativa dell’imbarcazione, due tangoni per soffiante e disperdente e due recessi skimmer per il trattamento delle acque contaminate da sostanze oleose; ognuno dotato di portellone laterali stagno, condotta di estrazione e due macchine per la separazione degli elementi, una  a nastro l’altra a vuoto.
Peculiarità dell’unità è un complesso impianto oleodinamico, alimentato da 4 elettropompe o da una pompa trascinata dal motore principale, capace di gestire praticamente tutte le utenze speciali di bordo: passo variabile delle eliche, pompa incendio, bow thruster, salpancore, capestano di poppa, rulli avvolgi panne, portelloni laterali, pantografi per le dotazioni nei recessi skimmer, elica di estrazione , tangoni del disperdente. L’intero impianto è gestito da elettronica ed automazione della SAMSUNG che in collaborazione con il cantiere ha integrato il proprio software al fine di un controllo completo dei servizi e delle relative sicurezze di impiego.
La scelta sul cantiere Palumbo è stata effettuata in base alla sua vasta esperienza nelle unità tipo rimorchiatore, nella produzione di nuove costruzioni tecnologicamente avanzate (catamarani Wave piecer com propulsione ad idrogetto, Mega yacht dai 40 ai 55 metri), nei lavori di grossi refitting e, in particolar modo, nella gestione di impianto ad alto livello di elettronica ed automazione.
“Questo lavoro – sottolinea la società – ha rappresentato una sfida sia per le tempistiche ridotte sia per la complessità generale degli impianti e loro gestione. Sfida che con l’impegno costante e le conoscenze in parte acquisite ed in parte affrontate, assimilate ed applicate, è stata vinta realizzando un mezzo da lavoro affidabile, sicuro e dal carattere ecologico”.
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Fincantieri. Varato a Muggiano il pattugliatore Ganthoot

Prima unità stealth per gli Emirati Arabi Uniti
 
Mentre i cantieri di Ancona e Palermo ritornano alla normalità e in attesa che sia fatta chiarezza sul destino di Castellammare e Sestri Ponente, le attività di Fincantieri nel settore militare non sembrano conoscere flessioni.
A beneficiarne in particolar modo lo stabilimentio di Muggiano dove nei giorni scorsi si è svolta la cerimonia di varo del Ganthoot, primo di due pattugliatori  stealth del programma “Falaj 2” in corso di realizzazione per la Marina Militare degli Emirati Arabi Uniti in virtù di un ordine del 2010. L’unità, il cui nome deriva da una zona geografica degli Emirati situata in prossimità di Abu Dhabi, sarà consegnata nella seconda metà di quest’anno.
Alla presenza del deputy commander delle forze navali emiratine, Sua Altezza Generale di Brigata Sheikh Saeed bin Hamdan Al Nahyan, del responsabile direzione Italia della Direzione Navi Militari di Fincantieri, Angelo Fusco, del Comandante in Capo di Maridipart di La Spezia Amm. di Squadra Andrea Campregher e dei rappresentanti della direzione dello stabilimento, la cerimonia di varo ha preso il via con la caratteristica recita del Corano e, dopo i discorsi ufficiali, ed è proseguita con la classica rottura della bottiglia.
I pattugliatori del programma “Falaj 2 sono lunghi 55 metri, larghi 8.60, potranno superare i 20 nodi di velocità e ospitare un equipaggio di 28 persone. La loro principale peculiarità è la particolare geometria, che le renderà difficilmente individuabili ai radar (stealth).
Queste unità si distinguono inoltre per l’elevata flessibilità nello svolgere differenti profili di missione – che va dall’attività di pattugliamento e sorveglianza all’autodifesa nei confronti di minacce aeree e di superficie – in scenari operativi nazionali e internazionali, nonché per gli elevati standard abitativi e di sicurezza.
Il contratto prevede un’opzione da parte della Marina emiratina per ulteriori due unità gemelle, nonché il trasferimento di tecnologia verso uno stabilimento locale per la realizzazione di altre unità gemelle.
A riprova dell’importanza strategica assunta dal mercato mediorientale e della solida e proficua partnership avviata con gli Emirati, Fincantieri intende consolidare la società Etihad Ship Building – costituita in joint venture con Al Fattan Ship Industries e Melara Middle East, entrambe rappresentate alla cerimonia – che opera nella progettazione, produzione e vendita di differenti tipi di navi civili e militari oltre a condurre attività di manutenzione e refitting in loco.