Capitaneria di porto, contro l’inquinamento anche volando

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Ricognizione aerea sul Volturno, verso la convenzione con la Regione

“In un giorno di ricognizione aerea è possibile analizzare una parte di territorio che, con mezzi terrestri, richiederebbe almeno un paio di mesi”. Sull’uso dell’Atr 42 MP della Guardia Costiera per azioni di controllo ambientale il Capo Sezione Operativa di Napoli, Pasquale Palescandolo, non ha dubbi. “La stessa importante operazione delle scorse settimane sul litorale domitio – aggiunge – è stata possibile proprio grazie ai rilevamenti effettuati dal cielo”.

Ma l’uso di uno dei tre velivoli in dotazione al Corpo della Capitanerie (dislocati tra Pescara, Sarzana e Catania) in una cornice più ampia di monitoraggio del territorio e polizia ambientale necessita di risorse che sono sempre più scarse. Nasce da qui il discorso intrapreso tra Guardia Costiera e Regione Campania per la stipula di una convenzione per il controllo continuato in aree particolarmente delicate come i bacini idrografici del Volturno e dei Regi Lagni e la cosiddetta Terra dei Fuochi.

“L’iter – spiega il direttore marittimo della Campania, Ammiraglio Antonio Basile – è in fase di definizione ma, nel caso andasse tutto per il verso giusto, l’accordo potrebbe arrivare già a metà febbraio”. Per ora è stata effettuata una “prova generale”, una ricognizione aerea cui hanno partecipato, oltre agli stessi Basile e Palescandolo, l’assessore regionale all’ambiente, Giovanni Romano, il comandante del nucleo di polizia ambientale della Capitaneria Rosario Meo e il professor Massimiliano Lega dell’Università Parthenope, collaboratore della Capitaneria per l’elaborazione delle analisi tecniche. Un primo assaggio delle possibilità legate al mezzo che hanno già rivelato un primo risultato: l’inquinamento alla foce del Volturno non è dovuto ad idrocarburi.

“Il velivolo – sottolinea l’Ammiraglio Basile – è dotato di una sofisticata strumentazione in grado di operare il telerilevamento e il controllo del territorio e di restituirne poi una attenta fotografia relativa alle fonti di inquinamento. È cioè in grado di attivare una mappa di alert ambientali di varia natura perché il Corpo delle Capitanerie lo ha allestito e dedicato alle finalità istituzionali di monitoraggio ambientale”.

Sulle torri esterne all’Atr, in particolare, sono installate apposite telecamere, tra cui quella multispettrale per l’individuazione di specifiche sostanze inquinanti, nonché un radar ‘Slar’ per il rilevamento dell’inquinamento marino. A bordo, i terminali restituiscono fotografia e dati acquisiti: quelli relativi all’inquinamento da idrocarburi sono immediatamente disponibili, gli altri invece andranno analizzati in laboratorio. Campagne specifiche sono state già effettuate sui fiumi Calore, Volturno e Sarno: le anomalie rilevate sono state trasmesse alle competenti Procure.

“Con l’aiuto della Università Partenope – rivela l’assessore Romano – vogliamo sfruttare le potenzialità dello strumento di controllo anche nella lotta contro i roghi abusivi di rifiuti, per rilevare discariche abusive nascoste e prevenire sversamenti pericolosi da parte delle organizzazioni criminali che operano nel campo delle ecomafie”.

Qualora si raggiungesse l’accordo l’Atr sarebbe ridislocato nell’aeroporto di Napoli o di Pontecagnano permettendo alla Regione, come ha concluso Romano di “poter avere uno strumento di controllo da mettere a disposizione di tutte le autorità competenti, a cominciare dai sindaci, per ricostruire e rafforzare la filiera delle responsabilità tra le varie Autorità che, per legge, devono intervenire sul territorio per prevenire e reprimere i reati ambientali che stanno avvelenando la nostra terra”.

G.Grande