Cagliari, il porto che corre vuole la zona franca

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+7,4 % nel primo semestre: “merito dell’abbassamento delle tasse”

La leva fiscale per attrarre nuove attività. Dopo l’abbattimento delle tasse portuali, misura  che ha permesso di affrontare brillantemente il calo complessivo dei traffici marittimi, Cagliari punta con decisione all’istituzione di una zona franca. Ne ha parlato il presidente dell’Autorità portuale, Piergiorgio Massidda, nel corso di una conferenza stampa.

Massidda ha annunciato l’avvio delle trattative con la Regione. La proposta, con un costo di circa dieci milioni, è la costituzione di una mini zona di circa trenta ettari nel Porto Canale in alternativa all’ipotesi già avanzata all’assessorato all’Industria di un’area franca doganale di 900 ettari. “Il recinto c’è già, bisogna solo allargarlo”, ha chiarito. “Si tratta di realizzare anche degli edifici per ospitare le forze dell’ordine, sistemare telecamere, infrastrutture. Può essere un punto di partenza: bisogna procedere per step”. I vantaggi? “Primo la sospensione dei dazi doganali, paghi solo quando la merce esce non quando è depositata. Secondo, fuori Schengen non si paga niente. Se noi ci proponiamo, come abbiamo fatto, per ospitare il materiale per realizzare 100mila appartamenti ad Annaba, in Tunisia, e dobbiamo trasferire lì, ad esempio, i sanitari dalla Cina il vantaggio è consistente”. Tra le ipotesi vagliate anche l’istituzione di una Zes, zona economica speciale, “qualcosa – ha spiegato Massidda – di più della zona franca doganale e qualcosa in meno rispetto a quella fiscale”. Uno strumento di attrazione fiscale, ad ogni modo, in grado di permettere la localizzazione delle imprese sulla falsariga di quanto sta accadendo tra i grandi complessi portuali del Nord Europa.

Resta, intanto, la soddisfazione per i risultati registrati nel porto sardo nel primo semestre: +7,4% e terzo posto in Italia per il quantitativo di merci che si muovono al suo interno in entrata e in uscita. “Il porto di Cagliari ha invertito il trend mondiale. Attualmente, grazie a una sapiente riduzione dei costi e delle tasse portuali, siamo dentro le autostrade del mare che permettono l’accesso ai grandi mercati intercontinentali”, ha affermato Massidda. Un’apertura che si sta traducendo in un incremento del commercio per gli imprenditori isolani. È il caso, ad esempio, del marmo di Orosei: “una delle prime merci che si avvalgono di questo cambiamento partendo da Cagliari e dirigendosi direttamente in Medio Oriente e India senza dover passare per altri porti nazionali con un bel risparmio in termini economici”.