Assoporti, alla ricerca dell’autodeterminazione finanziaria

pasqualino monti

Autodeterminazione finanziaria. I porti italiani, alle prese con le scarsissime risorse a disposizione, devono trovare subito le risorse necessarie per presentarsi sul mercato con un’offerta  di servizi adeguata alle reali necessità dell’economia globale. “Utilizzando tutti gli strumenti finanziari possibili”. E’ il messaggio  lanciato dal presidente di Assoporti, Pasqualino Monti, all’assemblea nazionale dell’associazione. In un panorama dove la portualità è l’unico comparto che non drena risorse ma anzi garantisce un gettito di 13 miliardi, Monti spiega che i tempi sono “terribilmente stretti” per attuare azioni di rilancio. “Sono necessarie – sottolinea – misure di assoluta emergenza”. Come l’eliminazione del tetto massimo derivante dalla quota di gettito che attualmente arriva a 90 milioni. In che modo? “Aggiungendo un’ulteriore quota di gettito Iva e utilizzando un Fondo presso Cassa depositi e prestiti che rappresenti lo strumento per attivare anche risorse derivanti dal cofinanziamento del project financing, il coinvestimento del Fondo a monte o negli investimenti in una società di progetto (che sarebbe generata dalle stesse Autorità portuali) e project bond”. Un progetto complessivo che ha visto l’adesione immediata di Cassa depositi e prestiti: il presidente Franco Bassanini, nel sottolineare come “un paese che rinuncia a valorizzare la portualità si condanna da solo al declino” ha affermato che il problema principale è quello di costruire strumenti in grado di attirare e garantire  capitali privati, agendo sulla semplificazione burocratica, potenziando il potere anche di coordinamento delle Autorità portuali e ragionando da un lato su forme di incentivazione fiscali agli investimenti. Tra le altre proposte di Monti: “l’uscita immediata delle Autorità portuali dall’elenco delle pubbliche amministrazioni redatto dall’Istat”, azione che ne riconoscerebbe “flessibilità gestionale e organizzativa, anche e specialmente nell’espletamento delle politiche commerciali, a costo e a rischio zero per lo Stato”. Quindi, “la definizione di uno strumento nuovo di governance delle Autorità portuali”: una conferenza dei servizi che consenta di mettere intorno a un tavolo tutti i soggetti e gli enti dal cui funzionamento e coordinamento dipende l’efficienza di un porto. È al modello operativo e commerciale delle Ap di Anversa, Rotterdam e Amburgo che invece ha invitato a guardare il Presidente di Confitarma, Emanuele Grimaldi. “La Presidenza dell’Autorità Portuale – ha aggiunto – dovrebbe rappresentare il vertice dell’intera comunità locale, catalizzatore di tutti gli interessi del cluster marittimo e del tessuto socio-economico regionale. Questo approccio ha dato splendidi risultati non solo in Nord Europa, ma anche in Italia, in alcuni fortunati casi testimoniati da significativi incrementi di traffico”. In merito al disegno di legge sulla riforma portuale, attualmente all’esame dell’8^ Commissione del Senato, secondo Grimaldi “le modifiche apportate al testo della legge n. 84/94 risultano certamente migliorative sia per quanto riguarda lo snellimento delle procedure amministrative per l’approvazione dei Piani Regolatori Portuali, gli interventi di dragaggio dei fondali e per la procedura di nomina del Presidente dell’Autorità portuale. Semplificare e snellire la burocrazia in ambito portuale rappresenta un pre-requisito per ogni forma di sviluppo dei traffici”. Ha concluso l’assemblea il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, che ha lanciato la sfida per una grande riforma strutturale del settore trasporti, che realizzi in tempi brevissimi un coordinamento fra porti, interporti e garantisca un vero e proprio salto di qualità del settore. Ad esempio attraverso una razionalizzazione delle Autorità portuali e la possibile trasformazione delle stesse in Spa.