Ap di Napoli, gli affari della cricca

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Diciannove indagati di cui quattro (Dassatti, Porciani, Ummatino, Legora De Feo) destinatari di misure di divieto di dimora. L’inchiesta che ha disarcionato il vertice dell’Ap apre uno squarcio su una realtà amministrativa che se confermata riporta lo scalo all’anno zero. E che tra conflitti d’interesse, ”collusione subordinata” agli interessi privati e mancanza di senso delle istituzioni travolge i gangli principali dell’attività del porto chiamando il neo commissario Angrisano ad una difficile opera di ricostruzione. Qui i filoni principali dell’inchiesta.  

Cantieristica Al centro delle indagini l’aggiudicazione della gara per la concessione dello specchio acqueo interno al Molo Martello. La vicenda risale al 2011 e vede contrapporsi Nuova Meccanica Navale e Palumbo spa, società interessate all’ormeggio di un bacino galleggiante di proprietà privata per svolgere attività di riparazione navale. Secondo l’accusa, l’allora presidente dell’Ap Dassatti e il suo collaboratore, Stefano Porciani, non avrebbero garantito la neutralità richiesta dal ruolo istituzionale. Il regolare andamento della procedura, con l’aggiudicazione provvisoria da parte della commissione di gara a Palumbo, sarebbe stato anzi sovvertito con un provvedimento diretto di Dassatti. Un annullamento per vizio di forma basato su un parere di comodo sollecitato dallo stesso ex ammiraglio all’Avvocatura di Stato. Su questo punto Anna Ummarino si è già difesa chiamando in causa un pronunciamento del TAR di Napoli che da ragione a NMN. Permane ad ogni modo l’imputazione della turbativa d’asta. Mancanza di equidistanza e imparzialità emergerebbe anche nella stesura del Regolamento per l’esercizio dei bacini di carenaggio licenziato nel 2010 e mai entrato in vigore, causa sentenza del TAR Campania, perché non passato al vaglio del Comitato portuale ma adottato con decreto presidenziale. Anche in questo caso la mancata previsione di un’idonea penale nel caso di non utilizzo delle strutture è letta come un tentativo di favorire la compagine della Ummarino a discapito dei Cantieri del Mediterraneo, titolare delle concessioni.

Concessioni Oltre 11 milioni di euro di canoni non riscossi. Dassatti avrebbe favorito, in particolare, le società Conateco (6.301.000 euro), Soteco (1.668.000) e Terminal Napoli  (3.600.000) concedendo il beneficio della rateizzazione del debito pregresso pur in mancanza dei presupposti di leggi. Nel caso di Terminal Napoli e Conateco sarebbe stata decurtata parte della somme dovuta, con danni patrimoniali ingenti per le casse dell’Ap.

Consulenze Incarichi e consulenza a soggetti esterni la struttura dell’Autorità portuale liquidando compensi per lavori mai effettuati. È il caso dei progetti legati alle campagne della comunicazione dell’ente, pur in presenza di un ufficio stampa in organico, tendenti a favorire la proprietà delle società “Star Srl” e “Edizioni e Comunicazione Italia in movimento”. Dassatti si sarebbe attivato per superare i limiti di spesa imposti dal regolamento dell’ente (5 mila euro) per l’affidamento diretto di prestazioni (circa 26 mila euro) mai avvenuto.  

Auto blu, rimborsi Contestate richieste di rimborso per oltre 15 mila euro per spostamenti (ferrovie, taxi, etc) di ordine privato e registrate sotto la dicitura “esigenze di servizio”. Stesso discorso per la presunta appropriazione indebita delle auto di servizio in dotazione all’Ap: 13 viaggi sulla tratta Napoli – Livorno (residenza di Dassatti) con spese per carburante, telepass, etc.

Appartamento In questo caso l’assunto accusatorio – ritardata esigenza di crediti per oltre 1.900.000 euro da Terminal Napoli in cambio della ristrutturazione di un appartamento all’interno della Stazione Marittima – è sprovvisto di prova. Dalle indagini, tuttavia,  emerge la condotta scarsamente istituzionale di Dassatti che al di fuori di qualsiasi accordo formale avrebbe ottenuto per la sua foresteria l’uso di materiali direttamente da lui scelti per una spesa di circa 155 mila euro a spese di Terminal Napoli.