Allianz, i mari dell’Asia i meno sicuri

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Diminuiscono gli incidenti. Preoccupa la regione del Mediterraneo orientale

L’errore umano rimane ancora la causa principale degli incidenti marittimi. Affaticamento, pressioni da parte dell’armatore, inadeguata formazione del personale sono all’origine della maggior parte dei sinistri registrati nel 2013. Lo conferma la seconda edizione di “Safety and Shipping Review 2014”, report di AGCS (Allianz Global Corporate & Speciality SE) sulle perdite di unità marittime al di sopra delle 100 tonnellate di stazza. Rispetto al bilancio precedente gli episodi con totale perdita della nave sono diminuiti del 20% (94 casi) con un calo sulla media decennale del 45%. Un risultato “incoraggiante” per Tim Donney, responsabile Marine Risk di Allianz, che sottolinea però il lavoro da fare per migliorare la sicurezza complessiva dello shipping.  “A due anni dall’incidente della Concordia – sottolinea il documento – il 2014 rischia di essere l’anno in cui si registrerà il 100° incidente ad una nave passeggeri a partire dal 2002”. Nonostante la sicurezza della unità passeggeri sia considerata una priorità, il settore continua a fare i conti con episodi come l’affondamento del traghetto San Tommaso d’Aquino che per una collisione al largo delle Filippine ha causato la perdita di almeno 116 vite. L’Asia, d’altro canto, è l’area in cui si concentra più di un terzo delle perdite dove si riscontrano condizioni operative “arretrate di 50 anni rispetto all’Europa”. Due le zone particolarmente a rischio: la regione compresa tra Cina meridionale, Indocina, Indonesia e Filippine (18 navi) e quella tra Giappone, Corea e Cina del Nord (17 navi). In tutto il mondo le unità che hanno subito più incidenti rientrano nella categoria della pesca e delle portarinfuse. Particolarmente gravi, per quest’ultima tipologia, i casi della Harita Bauxite e della Trans Estate, affondate per uno stivaggio non corretto del carico. Sotto osservazione anche la regione del Mediterraneo orientale e del Mar Nero dove si è verificato il numero maggiore di vittime: 464, il 18% dei 2.596 morti registrati nel 2013. Secondo AGCS i bassi livelli di sicurezza di quest’area deriverebbero dall’uso di flotte vetuste. Emblematico l’esempio del naufragio della Hantallar, avvenuto a Tekirdag in Turchia: la nave aveva 108 anni! Nella ricerca non manca un riferimento ai nuovi rischi da considerare. Tra questi, il gigantismo navale, con tutte le incognite legate ai costi di recupero in caso di incidente in un’area portuale, l’uso crescente del gas naturale liquefatto, opzione che necessita di competenze che non tutti gli scali possono garantire, e l’accesso alle nuove rotte commerciali. “Gli incidenti nelle acque artiche – spiega Allianz – sono aumentate ad una media di 45 nel periodo 2009-13 rispetto ai 7 dei cinque anni precedenti. Un terzo di questi sono stati causati da danni a macchinari dovuti all’ambiente operativo più duro”.