A legge quadro sulle aree naturali protette compie 30 anni

In occasione del 30ennale della legge 394/91, Legambiente traccia un bilancio su questi 30 anni di tutela e buone pratiche nella conservazione di habitat e specie

Trent’anni fa nasceva la legge 394/91 sulle aree protette. Una normativa che in questi 30 anni ha fatto nel complesso bene al Paese in termini di crescita di aree protette, tutela e conservazione della biodiversità e habitat, riscoperta dei territori, contribuendo a dare una spinta importante all’economia locale, alla promozione dello sviluppo sostenibile e alla creazione di nuovi posti di lavoro nel settore turistico e nell’economia green. Ora bisogna accelerare a partire dall’istituzione del Parco nazionale del Matese, tra Campania e Molise (previsto dalla legge 205 del 2017) e dell’ Area marina protetta Isola di Capri(studi iniziati nel 2020) in fase istitutiva da molto tempo di cui si sollecita una rapida conclusione dell’iter. Inoltre chiediamo l’istituzione di nuove aree protetteParco nazionale della Penisola Sorrentina che dovrà comprendere il Parco Regionale dei Monti Lattari, i siti Natura 2000 e l’AMP Punta Campanella, e comuni che partecipano a tre diversi livelli di governance (PR, Amp, ZSC/ZPS) e integrare nella gestione il sito Unesco della Costiera Amalfitana; l’ Area Marina Protetta Torre La Punta che interesserebbe la costa del Comune di Pollica e comprende uno specchio acqueo di oltre 1 milione di mq ricco di biodiversità e reperti archeologici di epoca greco-romana e il Parco nazionale del Fiume Ofanto (Campania, Basilicata, Puglia) per il quale è stata presentata la proposta di legge.La richiesta arriva da Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania in occasione della presentazione del report di Legambiente dedicato alle legge 394 in cui fa un bilancio, con numeri alla mano, di questi 30anni indicando anche criticità e sfide future da affrontare.

La superficie delle aree protette in Campania è di 360.591 quindi il 26,5% del territorio regionale è oggi sottoposto a tutela. La rete dei parchi e delle riserve- commenta Legambiente- ha garantito la tenuta fisica di tanta parte del nostro territorio, ha contrastato il dissesto idrogeologico ma anche lo spopolamento dei territori garantendo la tenuta sociale dei territori protetti. Le aree protette sono state portavoce e interpreti della necessità di mantenere il livello di coesione territoriale garantito dalle piccole comunità coinvolte nella gestione.

In occasione del trentennale della Legge 394/91 sulle aree protette, Legambiente chiede alla Regione : di introdurre opportune modifiche alla legge regionale sulle aree protette per rafforzare il sistema dei parchi;creare un capitolo di bilancio dedicato alle aree protette regionali con risorse adeguate per strutturare gli enti parco attraverso piante organiche stabili e governance coerenti, e assegnare alle aree protette fondi straordinari attraverso misure specifiche della Programmazione comunitaria e migliorando le esperienze fatte attraverso i PIRAP; creare un Osservatorio regionale per la biodiversità, le aree naturali e le aree Unesco per una gestione integrata del capitale naturale della Campania, e rivedere la composizione e la struttura degli attuali strumenti conoscitivi e di governance di livello regionale (Comitati, osservatori faunistisci, etc..); implementare le dotazione di personale dell’Ufficio regionale Parchi e Riserve; finanziare il Piano triennale di educazione ambientale, e finanziare gli orti botanici, i Centri di Educazione Ambientali ed i CRAS riconosciuti;valorizzare le strategie ed i progetti di rete tra le aree protette, nazionali o regionali e le comunità locali; valorizzare le esperienze e il contributo delle associazioni ambientaliste nella gestione diretta del capitale naturale, nella sua prevenzione e valorizzazione; promuovere azioni per la bioeconomia e la green economy valorizzando le produzioni biologiche e di qualità; rafforzare il ruolo delle comunità locali sostenendo la nascita delle green community e delle comunità energetiche  e puntando sullo sviluppo delle aree interne e delle economie locali.

Trent’anni fa noi di Legambiente avevamo visto giusto nel chiedere con forza la creazione di un sistema di aree protette nel Paese e di scommettere sui parchi per tutelare e creare sviluppo, per alimentare quella rete di piccola imprenditoria fatta di produttori agricoli e artigianali di qualità, guide ed educatori ambientali, operatori del turismo slow e quanti altri hanno presidiato anche in questi anni complicati, territori tanto straordinari quanto difficili e marginali. Ora- conclude Mariateresa Imparato, presidente Legambiente- è importante continuare a percorrere questa strada che si è intrapresa, ricordando che la transizione ecologica passa anche da qui. Per questo sarà fondamentale coinvolgere i territori, a partire dalle aree interne, e le comunità locali. “