Roncadin: a 72 ore dall’incendio l’azienda è ripartita

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Alle 5 di oggi iniziate le prove di pre produzione. Obiettivo: pieno regime da domani

100 su 500 i dipendenti oggi in azienda. Martedì tornano tutti per produrre 237mila pizze

Venerdì 22 settembre, ore 5,30, l’azienda bruciava. Lunedì 25 settembre, ore 5, gli operai stanno facendo le prove tecniche di produzione. Se tutto andrà bene, da domani la produzione sarà di 237mila pizze al giorno, per incrementare progressivamente il volume e andare a regime con la capacità settimanale che c’era prima dell’incendio (oltre due milioni di prodotti), quando però si lavorava 5 giorni la settimana su tre turni da sei ore, mentre ora si opera 7 giorni su 7 con tre turni da 7 ore. «Intanto partiranno i lavori per la realizzazione di un’altra linea, così da tornare nel giro di 6 mesi ai turni di lavoro abituali», spiega Dario Roncadin, amministratore delegato di Roncadin Spa, azienda con sede a Meduno (Pordenone), nata nel 1992 per la produzione di pizza italiana di qualità per la grande distribuzione nazionale ed internazionale.

Le prove tecniche di produzione sono partite oggi alle 5 con la realizzazione dell’impasto della base delle pizze, che è stato poi messo a lievitare in una cella a temperatura controllata per cinque ore. Poco prima di mezzogiorno l’impasto verrà messo sulla linea per i vari test.

«E’ un piccolo miracolo per cui devo ringraziare tutti: dipendenti, fornitori, istituzioni, forze di sicurezza e dell’ordine. Risorgere subito è stato il mio primo pensiero. E anche se dobbiamo ancora essere sicuri di farcela davvero, sono commosso e soddisfatto», dice Edoardo Roncadin, fondatore e presidente della società.

72 ore fa, per cause accidentali ancora non identificate dagli inquirenti, alla Roncadin è scoppiato un incendio che ha devastato la parte dello stabilimento che ospitava le 4 linee entrate in funzione negli ultimi dieci anni, ma che ha neppure sfiorato le due linee installate più di recente (l’ultima delle quali inaugurata all’inizio di settembre 2017), che sono decisamente più performanti e collocate in una zona separata e indipendente.

«La parte nuova si è salvata perché tutti i protocolli di sicurezza e le barriere antincendio hanno funzionato a dovere e questo ci ha permesso, lavorando di buona lena mentre ancora si stavano spegnendo gli ultimi focolai, di recuperare il salvabile, riallestire la catena produttiva e ripartire a 72 ore dal rogo», spiega Dario Roncadin, amministratore delegato della società.